Data 16/05/2012

Agricoltura alpina, tutela possibile

l'Adige

Dalla valorizzazione dell’agricoltura di montagna, nuove possibilità di sviluppo per le comunità dell'Arco Alpino. Questo il messaggio lanciato ieri a Baselga di Pinè nell’ambito del convegno dedicato a “Agricoltura e paesaggio nell’arco alpino” che ha richiamato oltre 300 esperti ed amministratori per riflettere su paesaggi e pratiche agricole nei territori di montagna di fronte alle sfide lanciate dalla crisi economica, dalla ricerca di nuovo benessere e dall'individuazione di un turismo sostenibile.

Dopo il saluto del sindaco di Baselga Ugo Grisenti, dell'assessore della Comunità di Valle Anita Briani e del dirigente provinciale Romano Masè (alla presenza di Andrea Sisti presidente nazionale dell'Ordine degli Agronomi e forestali), è stato Mauro Agnoletti dell'università di Firenze a ricordare come le aree agricole in Italia abbiamo subito un dimezzamento a fronte di una progressiva forestazione. Tutto ciò ha comportato il cambiamento dell'immagine di molti paesaggi storici italiani, perdendo la biodiversità e l'identità tipica dei territori di montagna, e lasciando invece spazio a nuove problematiche come il progressivo impoverimento dei terreni coltivati (terrazzamenti) e situazioni di dissesto idrogeologco.

Un appello a recuperare le caratteristiche tipiche del territorio trentino è stato lanciato da Paolo Castelnovi architetto ed urbanista torinese, consulente nella redazione del piano urbanistico provinciale, ricordando i valori della tradizione della cooperazione trentina, delle regole delle comunità locali e degli usi civici. Un patrimonio che ha portato nel passato ad una corretta gestione di prati, boschi e malghe, ma che può essere ora la via per nuove forme d'agriturismo e piena valorizzazione dei prodotti del territorio, vero biglietto da visita del turismo trentino.

Accorate anche le parole di Annibale Salsa, antropologo e grande esperto delle genti dell'arco alpino, che hanno evidenziato il ruolo dell'uomo nella costruzione ed identificazione del paesaggio; ha ribadito poi il ruolo dell'agricoltura di montagna come strumento di salvaguardia verso l'abbandono dei terreni alpini e il progressivo inselvatichimento. Proprio la recente approvazione della Convenzione delle Alpi e del suo protocollo sull'agricoltura può essere così il punto di partenza per avviare una nuova agricoltura.

Concetti ribaditi anche da Viviana Ferrario dell'Università di Venezia, che ha sottolineato il valore della pratica agricola nella salvaguardia dei paesaggi dolomitici, tra loro molto diversi ma assunti ora dall’Unesco a grande patrimonio dell'umanità. Il convegno si è concluso con il confronto tra azioni ed iniziative dei territori Alpini (Alto Adige, Valle d'Aosta, Trentino), con Furio Sembianti (del Servizio provinciale Urbanistica e Tutela del Paesaggio) che ha presentato la pianificazione e lo sviluppo rurale trentino, caratterizzato da nuove forme di tutela partecipata attraverso la Rete delle Riserve (D.F.).