Il Master of Tourism Management
Intervista a Umberto Martini
Quali sono i principali cambiamenti nel mondo del turismo negli ultimi anni?
Negli ultimi anni il settore turistico è stato caratterizzato da profondi cambiamenti, che hanno modificato il significato dell’azione di management e di marketing territoriale. In sintesi, credo si possano individuare alcuni aspetti di carattere generale ed altri di carattere particolare. Tra gli aspetti di carattere generale troviamo la globalizzazione del mercato turistico, il passaggio dall’eccesso di domanda all’eccesso di offerta e l’effetto delle applicazioni delle tecnologie informatiche sul mercato turistico, soprattutto in termini di aumento dell’informazione disponibile in rete, ma anche della possibilità di acquistare singoli viaggi e intere vacanze on-line. In termini più particolari mi sembra che i cambiamenti salienti riguardino la spinta verso un turismo "mordi e fuggi" (short-break), anche in relazione al cambiamento degli stili di vita e al budget per la vacanza, la concentrazione dal lato di molti operatori del settore e la coesistenza di forme diverse di offerta che agiscono sui medesimi bacini di attrazione.
In virtù dei cambiamenti descritti come sta cambiando il modo di fare formazione nel turismo? Che tipo di formazione propone oggi il Master of Tourism Management per l’accesso alle competenze manageriali?
Alla luce di questi cambiamenti, è necessario che chi è responsabile della gestione del fenomeno turistico in un territorio abbia una maggiore professionalità. In molti casi, negli anni passati, i flussi turistici sono stati più “subiti” che gestiti, ossia hanno coinvolto i territori al di fuori di un disegno organico di sviluppo e di pianificazione (dell’offerta, delle infrastrutture, del territorio, dell’imprenditoria locale). Il Master in turismo cerca di dare una risposta a questa esigenza, proponendo un percorso formativo che si pone l’obiettivo di fornire ai partecipanti le basi per agire sullo sviluppo dell’offerta turistica di un territorio all’interno di una prospettiva multi-disciplinare, coerente con le nuove sfide che il mercato turistico sta proponendo. Per fare questo, il Master è costituito da 10 aree didattiche che coprono i diversi temi su cui si articola la gestione del fenomeno turistico e propone un ampio spazio al confronto e alla discussione di realtà territoriali che, a livello internazionale, stanno affrontando le sfide del cambiamento. Per citare un dato, nell’edizione 2004/2005 gli allievi del Master hanno avuto testimonianze dirette di esperti e manager che hanno permesso loro di discutere dei percorsi di sviluppo dell’offerta turistica territoriale in Svizzera, Austria, Francia, Grecia e Regno Unito, oltre ad avere esaminato in profondità numerose realtà italiane. Un altro elemento rilevante del percorso consiste nell’apertura a forme diverse di attrazione turistica, dal mare alla montagna, dalla città d’arte al turismo business. Il tutto accomunato dalla considerazione del luogo (o territorio) come punto di riferimento per l’analisi degli effetti del turismo. Vale anche la pena di sottolineare come gli allievi del Master, attraverso la conduzione di ricerche sul campo commissionate da enti e aziende durante la fase centrale del percorso, possano non solo avere un momento di verifica degli apprendimenti d’aula in diverse realtà turistiche, ma anche beneficiare di un prezioso confronto con gli operatori per saggiarne mentalità e visione sul futuro del turismo, e sull’applicabilità dei metodi e degli strumenti appresi nel corso. Nell’edizione in corso, ad esempio, gli allievi hanno lavorato su tre progetti ampi e articolati, commissionati da Trentino SpA, Società di Marketing territoriale del Trentino, dal Parco Naturale Adamello Brenta e dall’Assessorato al Turismo del Comune di Sanremo. Infine, tra gli elementi caratteristici del Master va ricordato anche il fatto che la diversa provenienza degli allievi (l’aula è composta da allievi di molte regioni italiane e in entrambe le edizioni è stato presente anche un allievo straniero) facilita il confronto e l’arricchimento reciproco, consentendo di affrontare i diversi temi senza un riferimento territoriale specifico e limitato. Il Master of Tourism Management, anche se si svolge a Trento, non si occupa specificamente di turismo alpino, ma copre l’intero ventaglio dell’offerta turistica territoriale.
Quale idea è alla base del master?
L’idea di fondo è che il turismo, per essere fonte di sviluppo del territorio, deve essere attentamente gestito e pianificato, tenendo conto degli effetti non solo economici, ma anche sociali e ambientali. La nozione di “sostenibilità” deve essere non tanto una bandiera ideologica, ma soprattutto un preciso strumento di orientamento dell’azione manageriale. Ragionare in termini di sostenibilità, oggi, è fonte di vantaggio competitivo nel lungo periodo e non, come a volte si teme, un limite allo sviluppo.
Esistono professionalità inedite ed emergenti nel settore turistico? Quali competenze descrivono oggi il “manager del turismo”?
Sono domande collegate alle quali credo di poter rispondere dicendo che quello che manca oggi non è tanto la figura dello “specialista”, quanto piuttosto risorse umane capaci di affrontare il tema dello sviluppo turistico in un’ottica ampia. Il management di un territorio ha caratteri di specificità rispetto al management di un’azienda, e la difficoltà principale consiste nella grande capacità di negoziazione e di creazione di una rete di alleanze che è alla base del lavoro quotidiano del “destination manager”, la figura professionale che costituisce il “traguardo formativo” del Master in turismo. Tale figura deve conciliare la professionalità intesa come conoscenza delle tecniche e degli strumenti con la capacità di gestire le interdipendenze fra attori autonomi, oltre ai fenomeni sociali che sono tipici di un qualsiasi luogo quando incontra il turismo, nel senso sia del rapporto che si crea fra ospiti e residenti, sia del rapporto fra residenti dediti al turismo e residenti che svolgono altre attività professionali, non necessariamente vicine al turismo.
La formazione in questo campo, nella specifica forma del Master, risulta davvero efficace? Oppure l’esperienza sul campo resta l’unica forma di training possibile?
Credo che il problema non sia tanto se la formazione conseguita attraverso un Master sia più o meno rilevante di quella conseguita “sul campo”, ma piuttosto come le due forme di apprendimento possano essere messe a sistema fra loro e reciprocamente valorizzate. Diciamo che la formazione conseguita attraverso un Master deve dare la chiave di lettura dei problemi, deve fornire agli allievi un punto di vista competente e privilegiato sui temi oggetto di azione manageriale. E' ovvio che il lavoro sul campo permette di rendere concreti e di riempire di contenuti i modelli appresi. Per facilitare questa connessione, però, il Master in turismo prevede una serie di attività formative non esclusivamente concentrate sull’aula e sulla docenza “frontale”. Testimonianze, laboratori, viaggi di studio, attività di ricerca sul campo, stage in aziende e organizzazioni turistiche costituiscono oltre la metà del percorso formativo, a garanzia non solo della solidità dell’impianto metodologico, ma anche della possibilità di sperimentare già durante il percorso cosa significhi occuparsi di management del turismo.