Lo stage come luogo privilegiato dell’alternanza
di Paolo Grigolli
L’esperienza di stage in azienda per i 65 giovani laureati provenienti da diversi luoghi e Università d’Italia, rappresenta la fase conclusiva del Master of Tourism Management e del Master of Art and Culture Management presso la tsm-Trento School of Management.
Durante la lunga esperienza nella gestione dei progetti di stage ci siamo fatti molte domande sul rapporto tra il lavoro in azienda, la formazione in aula, il progetto individuale e le possibilità di crescita offerte dai contesti lavorativi.
Gli eventi che influenzano tali relazioni sono tali e tanti da non essere né descrivibili, né facilmente programmabili, ma ciò che ci sembra realmente importante è capire come contribuire a creare le occasioni di incontro con ambienti capaci di accogliere gli obiettivi di crescita degli studenti.
La capacità di formarsi mentre si contribuisce a formare il proprio contesto è una specificità dell’apprendimento in azienda. Se è vero infatti che le aziende oggi richiedono alle donne e agli uomini capacità di leadership, ascolto, team-committment, orientamento al mercato, nonché capacità di risolvere situazioni complesse, sempre in sintonia con i valori delle aziende in cui operano, è solo lavorando in specifici contesti organizzativi che si potranno sperimentare tali competenze e trovare degli spunti per una loro continua evoluzione.
L’individuazione e la negoziazione di uno spazio comune ai soggetti impegnati nella definizione di un progetto di stage (allievo, azienda e tsm), rappresentano il passaggio attraverso il quale si coniugano gli obiettivi di apprendimento del master con gli obiettivi delle aziende e con gli interessi dello studente.
A tal fine, le attività di orientamento all’interno del Master fanno riferimento ad almeno due dimensioni non disgiungibili: da una parte l’attenzione al sé “come persona” e dall’altra al sé “come manager”.
Nel corso dei colloqui individuali tra il team responsabile del master (Direttore del Master, Tutor del Master e Network Manager, ossia la persona responsabile della definizione del progetto di stage con i manager delle aziende) e il singolo studente, viene effettuata una verifica rispetto agli orientamenti maturati durante la fase d’aula iniziale e alle competenze acquisite; su questa base si definisce un’ipotesi di progetto professionale da realizzare attraverso il tirocinio aziendale.
In base all’esito del colloquio, si procede verificando in primo luogo se le imprese partner identificano un progetto in grado di rispondere ai fabbisogni dei partecipanti e, viceversa, se le caratteristiche di questi ultimi sono compatibili con le esigenze delle aziende. Una volta individuate le aziende disponibili ad accogliere gli studenti in stage, vengono fissate delle interviste telefoniche tra allievo e referente aziendale, per favorire un primo approccio conoscitivo e definire nel dettaglio il progetto di stage.
Il coinvolgimento diretto del beneficiario fa così diventare lo stage un momento di orientamento pensato e condiviso con il team di lavoro, consentendogli di focalizzare e puntualizzare l’oggetto di lavoro nell’ambito del management turistico e culturale, oltre che il profilo professionale emergente. Il significato e il valore aggiunto insiti in tale attività, sono inoltre da individuarsi in uno sviluppo della capacità esplorativa e di ricerca dell’allievo e della sua attitudine ad interrogarsi in maniera critica e costruttiva rispetto alle informazioni raccolte.
A partire da queste premesse, abbiamo costantemente appreso ad osservare, a sviluppare relazioni, ad ascoltare attentamente, ad utilizzare ipotesi per comprendere situazioni, aiutando così gli allievi a trovare le condizioni per esprimersi e per individuare le parole giuste affinché l’idea, a partire dalla quale è possibile qualcosa di diverso, possa essere formulata.
In questo senso, il vero obiettivo di questa fase diventa quello di “accogliere la creatività dei soggetti e fornire loro i mezzi per scoprire i propri fini” (G. Varchetta, La solidarietà organizzativa, 1993).
D’altra parte, entrare in un’organizzazione con entusiasmo, curiosità e voglia di ascolto è solo una precondizione di quello che dice Primo Levi quando afferma che “l’amore o rispettivamente l’odio per l’opera sono un dato interno originario che dipende molto dalla storia dell’individuo e meno di quanto si creda dalle strutture produttive entro cui il lavoro si svolge” (I sommersi e i salvati, 1986).
In una logica di promozione e sviluppo del territorio nelle sue componenti artistiche, culturali e turistiche, i progetti di stage che vengono discussi hanno come obiettivi:
- creare figure professionali innovative, in grado da un lato di sostenere le PMI nello sviluppo delle potenzialità del territorio e dall’altro di intervenire in quel delicato passaggio manageriale che va dalla conservazione alla valorizzazione del patrimonio;
- rafforzare il confronto e lo scambio di know-how nel campo del management turistico-culturale tra mondo della formazione e della ricerca da un lato e mondo imprenditoriale dall’altro, allo scopo di adeguare l’offerta formativa e sviluppare modelli innovativi nel management d’impresa;
- contribuire alla diffusione di un modello di sviluppo territoriale innovativo;
- contribuire allo sviluppo di una competitività territoriale a livello sia nazionale che europeo;
- contribuire al rafforzamento di una rete europea di cooperazione qualificata, specializzata nella mobilità transnazionale di livello settoriale (turismo e cultura), così da favorire lo scambio, la sperimentazione di modalità innovative e la diffusione di standard di qualità;
- testare e quindi mettere a punto metodi, strumenti e contenuti legati alle attività di progettazione, monitoraggio, tutoraggio e valutazione di progetti di stage.
In questi anni ci siamo ritrovati spesso a gestire con difficoltà quello spazio che esiste tra la forzatura che nasce dall’alto – ossia la decisione riguardante il tipo di azienda, il luogo e il progetto per lo studente – e la collusione che sorge dall’accoglierne in toto la sua domanda senza riuscire a farla evolvere, a spiegarla, a capirla realmente.
Attraverso colloqui lunghi e approfonditi, abbiamo capito quanto sia rilevante produrre una teoria possibile per ogni persona cercando di arrivare ad una consonanza, ovvero a “quella specie di stato interno-esterno che è l’affinità di ciò che ciascuno ha dentro di sé con gli altri per giungere a una vera comunicazione” (A.G. Gargani, L'organizzazione condivisa, 1994), pensando che anche in questo tipo di esperienze si riesce a costruire qualcosa a partire da quelle piccole finestre di futuro che la nostra storia ci concede; a questo proposito ci viene in mente J.L. Nancy quando dice che “la storia deve essere considerata come un’offerta ed essere decisa”. (Nancy J.L., Un pensiero finito, 1990)
Inoltre, poiché da soli non possiamo gestire se non un numero limitato di situazioni, è vero che un elemento decisivo nella nostra esperienza di lavoro in aula diventa il gruppo, considerato come risorsa e come elemento che può servire a scambiare conoscenza; attraverso il gruppo, soprattutto se abituato allo scambio e all’ascolto, è possibile far diventare le esperienze individuali patrimonio di tutti e innescare così un formidabile meccanismo di apprendimento continuo.
Si configura così la possibilità di promuovere un “circolo virtuoso costante attraverso il quale il cambiamento di uno degli attori del gruppo è simultaneamente risorsa per tutto il gruppo che, mentre cambia a sua volta sostiene le capacità individuali di cambiare” (Morelli-Weber, Passione e Apprendimento, 1996).
Un gruppo infatti può essere capace di andare oltre la percezione di limitazioni personali che si traducono in un impedimento ad agire quando tale consapevolezza non nasce da prove della propria abilità, quanto piuttosto dall’evitare quelle prove.
Ma è anche vero che la path dependence e le routine lasciano degli spazi per l’irruzione del nuovo, o per dirla ancora ancora con le parole di Varchetta per dei “transiti rivoluzionari” e forse quello che manca sono le possibilità e la disponibilità perché queste cose accadano realmente.
Siamo comunque convinti che se una persona ha “un’idea” e cerca “dati sensibili”, il mondo intorno presenta talmente tante possibilità che la validità può essere generalmente trovata e l‘idea resa percorribile.
Ma è altrettanto rilevante in quegli attimi, riuscire a cogliere le proprie risorse per fissarne un nuovo significato non ancora garantito e così facendo “l’essere coglie la sua dimensione di orizzonte, di comunicazione, di scenario disvelato” (A.G. Gargani, L'organizzazione condivisa, 1994).
E allora….. “La scuola non deve mai dimenticare di avere a che fare con individui ancora immaturi, ai quali non è lecito negare il diritto di indugiare in determinate fasi, seppur sgradevoli dello sviluppo. Essa non deve assumere la prerogativa di inesorabilità, propria della vita, non deve voler essere più che un gioco di vita” (S. Freud).
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