Data 02/06/2009

Lo Stato sovrano ormai è nudo

l'AdigeLo Stato? Non è più sovrano e sta diventando sistema.

La crisi economica lo ha messo di nuovo alla ribalta, ma ormai mette solo pezze, fa solo dei rattoppi. Nel presentare ieri la ricerca Censis-Tsm (la Trentino School of Management) a Sociologia, il presidente del Censis, Giuseppe De Rita e Paolo Prodi insieme a Mauro Marcantoni, hanno discusso del tema che ha dato il titolo al volume «Da sovrano a sistema.

La metamorfosi dello Stato», pubblicato dalla Franco Angeli e frutto di una ricerca condotta da un gruppo di lavoro coordinato da Ester Dini. Dai tre relatori è uscita, seppur con accenti diversi, l'idea che lo Stato, così come l'abbiamo conosciuto fino a qualche anno fa sia ormai finito. «Nudo», «in crisi», «in trasformazione». Come ha sottolineato Paolo Prodi, quella forma statuale tipica, nata cinque secoli fa, oggi va cambiando e il nostro Paese che, tra i Paesi occidentali, era il più debole, con la struttura più fragile, sente i colpi maggiori. Ma non è solo questo, in generale è cresciuta una deresponsabilizzazione che ha frantumato valori e gerarchie. «Senza cultura e senza senso civico non si va nessuna parte, occorre superare la rincorsa dei piccoli egoismi, in un tempo dove sono i sondaggi a decidere in quale direzione muoversi, mentre la politica è profezia e strategia».

Mauro Marcantoni affonda subito il colpo in apertura dell'incontro, indicando in qualche modo su quali binari viaggerà la discussione. Il direttore della Trentino school of management ha sottolineato poi alcuni dati del libro che porta la sua firma insieme a quella di De Rita: imprese soffocate da tasse e adempimenti burocratici che costringono a perdite di tempo indicibili, controversie legali interminabili, scarsa interattività online con gli uffici pubblici. E poi, dai dati di un'inchiesta emerge ancora la pratica delle raccomandazioni chieste ai politici, il favore «il piazer» come si dice alla trentina. La ricetta indicata è semplice e complicata al tempo stesso e sta nel rinnovamento della macchina pubblica.

Un rinnovamento urgente che deve aggredire tutta la macchina pubblica, perché da uno «Stato sovrano si va verso uno «Stato sistema», policentrico. Per Paolo Prodi è andato in crisi lo Stato che distingueva tra privato e pubblico, lo Stato che era sintesi nella dialettica tra lotta politica e processi di modernizzazione. E ha spianato sulla tavola, come un impasto di ragionamento e dati fattuali, un quadro nuovo: «La guerra è l'anima delle società occidentali. Ma nel 2005 abbiamo abolito la leva obbligatoria, dando vita di fatto a un nuovo esercito di tipo mercenario. Così il sogno di sovranità è sfumato».

Perché quando lo Stato sovrano non può più esercitare la forza, si inginocchia a forze esterne. Non solo, per Paolo Prodi è venuto meno anche il collante della scuola, che per uno Stato è sempre uno dei dati fondanti. Scettico Prodi anche sulle Authority, che per la loro dipendenza dal potere politico non possono essere dei regolatori e controllori del mercato. Ma ad usare parole dirette ci ha pensato De Rita. Sulla forza ad esempio: «Le ronde sono Stato? Oppure sono solo funzionali a qualcuno? Uno Stato che fa le ronde è uno Stato che non mette più paura, che non ha più una dimensione gerarchica» Sulla crisi: «Lo Stato ci ha messo solo due pezze, una frangifuoco contro la finanza e l'altra sociale con la Cassa integrazione. Ma non poteva fare di più». Altro che ritorno dello Stato contro il Mercato. Ma lo Stato sovrano è venuto meno sulla questione delle impronte ai bimbi rom, sulle espulsioni. In una frase: «Lo Stato è venuto meno al compito di fare gli italiani». Ma oggi ci sono ancora i cosiddetti «servitori dello Stato?» De Rita ne indica due: Guido Bertolaso e Gianni Letta.

Il sottosegretario è però definito da De Rita «il mettitore di pezze». De Rita racconta che pensava di averlo irritato, avendolo già detto in un convegno: «Macché, Letta mi ha ringraziato per tre giorni di fila». Il problema è individuato nella fuga dalle responsabilità. La burocrazia italiana fugge, delega. Accusa il ministro Brunetta: «Fa un lavoro solo sull'opinione pubblica, ma non mette in campo commissioni di valutazione dei funzionari pubblici».

Soprattutto si deve riprendere a fare formazione e a non invocare la leggenda metropolitana del ringiovanimento della classe dirigente, perché nei ministeri sono tutti molto giovani, il problema è che tipo di giovani ci sono, la loro qualità. Per questo De Rita invoca quei vecchi burocrati ministeriali di una volta: «Massoni, pletorici, lenti, ma che sapevano decidere». Ora no, la forma non esiste più, lo sappiamo tutti. Esiste l'aggiustatina, il cavarsela in qualche modo. E allora, anche se lo Stato sovrano sta morendo, che invidia per i francesi e il loro senso dello Stato...