01 Agosto 2025

Lo sport per l’inclusione sociale

Dagli albori della civiltà lo sport ha fermato gli eserciti in guerra e celebrato il valore degli eroi e dell’amicizia eterna. Oggi, a distanza di migliaia di anni dagli eventi che fanno parte della cultura collettiva, e dopo che tutto è stato detto sui benefici per la salute e la socialità, lo sport narra le sue storie più belle, sull’inclusione di chi è stato lasciato al margine di questo diritto e la rivoluzione sociale che questo sta portando. Sono storie di autismo e arrampicata in ambiente alpino, di arti ostinatamente immobili che volano sulla neve, guidati da tecnici preparati e nobili d’animo. Di passi lenti ma sempre più sicuri sui sentieri dei parchi cittadini. Lo sport testimonia che l’uomo vale molto di più della tecnica e che ci sono enclave umane che non potranno essere conquistate dall’intelligenza artificiale generativa.

I progressi degli ultimi 30 anni hanno rivoluzionato l’approccio allo sport inclusivo e per tutti: agli inizi gli sportivi erano handicappati che si cimentavano, spesso con grande difficoltà e con scarso incoraggiamento sociale, in imprese fuori dal comune. Oggi le persone con disabilità sono sportive e sportivi a pieno titolo che spingono sempre più in alto il limite della tecnica e della forza fisica e mentale, contribuendo a sviluppare materiali sempre più performanti. Lo stesso processo di crescita purtroppo non si è verificato nello sport di base e moltissime persone disabili, soprattutto i più giovani, non hanno la possibilità di accedere diffusamente all’attività motoria.

Con la modifica all’art. 33 della Costituzione del 2023 lo sport è un pieno diritto delle cittadine e dei cittadini italiani.

Il 20 settembre 2023 il Parlamento ha approvato all’unanimità la modifica all’art. 33 della Costituzione introducendo il comma «La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme»: l’attività motoria è dunque un pieno diritto delle cittadine e dei cittadini italiani. Per completare il quadro normativo, l’attività sportiva di base dovrebbe essere inserita nel bilancio del Ministero della salute, poiché l’attività fisica migliora drasticamente il benessere psicofisico e allunga la vita, riducendo terapie fisiche e farmacologiche.

Lo sport è un’istituzione di pace che, per sua natura, crea relazioni di amicizia durature e rispettose delle diversità.

Oltre all’aspetto psicofisico, è nell’ambito relazionale che lo sport si dimostra all’altezza di obiettivi alti e di essere in grado di soddisfare nuove ambizioni, attraverso la creazione di reti di intervento innovative che creano dialogo tra persone e territori. Nella nostra esperienza, nulla unisce di più di un progetto comune dedicato alle persone in situazione di difficoltà o che necessitano di ausili e specializzazione degli istruttori per potersi dedicare con soddisfazione all’attività sportiva.
In Trentino, la collaborazione della nostra fondazione con l’Azienda per il Turismo Visit Paganella, capofila del progetto “Trentino per tutti” promosso e finanziato dalla Provincia Automa di Trento, ha proposto il potenziamento operativo e teorico dell’inclusione sociale attraverso l’attività sportiva in ambiente outdoor, fungendo da cabina di regia di un’ampia rete di intervento a favore delle persone con disabilità. La consideriamo un’opportunità per sviluppare un turismo accogliente e pieno di entusiasmo che si esprime nella cura delle esigenze dell’altro. Le persone che sono entrate in contatto con questa esperienza raccontano di esserne uscite trasformate e diventano testimoni dell’opportunità di creare una società nuova, generatrice di progetti di pace.

Per potenziare ulteriormente questo processo, inoltre, la nostra fondazione ha promosso la costituzione dello Sport for inclusion network: una rete operativa di 27 fondazioni che, dalla Val d’Aosta alla Sicilia, utilizza lo sport come strumento di inclusione sociale.

La formazione specializzata è un potente acceleratore del cambiamento sociale.

In Trentino la formazione specializzata nell’ambito della disabilità è iniziata a metà degli anni ’80 con il primo corso per maestri di sci, ma è a partire dalle Paralimpiadi di Torino 2006 che l’interesse per questo ambito ha subito un’accelerazione, anche per far fronte alla progressiva crescita dell’interesse da parte delle famiglie e degli enti che assistono le persone disabili. La formazione delle figure professionali della montagna è molto selettiva e l’istituzione dei Collegi professionali dei maestri di sci e delle guide alpine, a cui fa riferimento anche la figura dell’accompagnatore di media montagna, ha garantito che il livello dei tecnici sia rimasto uniforme e orientato al costante miglioramento. Tutte le parti interessate concordano nel riconoscere ai professionisti della montagna una grande responsabilità educativa e un ruolo centrale nella costruzione della società del futuro.  

La formazione specializzata, sostenuta in Trentino da TSM|Accademia della montagna, funge da potente acceleratore del cambiamento sociale rendendo l’offerta sportiva sempre più attenta alle esigenze di chi esprime il proprio talento personale attraverso soluzioni che utilizzano il corpo e le abilità psicofisiche in modo originale e, sovente, altrettanto efficace rispetto a quelli che consideriamo come parametri standard.

Anche il linguaggio comunemente utilizzato in passato, ormai fortunatamente obsoleto, va modificato. A quasi 20 anni dalla firma della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, riteniamo che non sia corretto mantenere il prefisso peggiorativo “dis” davanti alla parola abilità per definire la diversità.
Siamo consapevoli di contraddire le parole fin qui utilizzate; è difficile, se non impossibile, inventare un neologismo che possa ricomprendere le caratteristiche di ogni persona. Semplicemente non dovremmo usare più nessun termine, focalizzandoci sulla completa emancipazione e l’autodeterminazione della persona con disabilità.

Ci attende un incremento della richiesta di sport inclusivo. Tutti gli enti coinvolti, a vario titolo, in questa dinamica svolgono un ruolo straordinario: oltre alla trasmissione dei valori di cui la montagna è intrinsecamente portatrice, hanno l’opportunità di fare parte del percorso di vita delle persone con fragilità verso la piena inclusione sociale garantendo, allo stesso tempo, un aiuto concreto e insostituibile alle famiglie.

Alberto Benchimol

Presidente Sportfund fondazione italiana per lo sport Ets

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