In tempi di arretramento e di disconoscimento dei diritti e della dignità della Persona, alcune domande, che vogliono riportare al centro i temi dell’Umano, diventano ineludibili: parlare di diversità e inclusione, di sostenibilità e appartenenza, di equità e sviluppo, può essere fatto in termini di pensiero “complesso” e approccio sistemico? Come rendere questi temi il fondamento dell’organizzazione e non soltanto il mandato di una sua funzione, magari decentrata? Come dimostrare che il business, in senso etimologico, funziona meglio se questi valori sono autenticamente al centro dello spazio di azione e della vita organizzativa?
Da queste domande, in un contesto in cui la tecnologia accelera, i divari sociali si allargano e la retorica dell’uguaglianza minaccia di silenziare le differenze, prende corpo, come risposta culturale e operativa, l’idea di #OpenDEI, piattaforma open source dedicata ai temi della diversità, dell’equità, dell’inclusione e della sostenibilità.
Il progetto, che ha l’ambizione di diventare un laboratorio permanente di pensiero e azione, si fonda su tre convinzioni: che i diritti non siano acquisiti ma vadano quotidianamente difesi; che l’innovazione abbia senso solo se orientata al benessere delle persone; che la complessità si governi con l’intelligenza collettiva più che con soluzioni lineari.
Fin dall’evento di lancio, a settembre 2024, #OpenDEI si è presentato come “social per il cambiamento”, invitando professioniste, professionisti, imprese e pubbliche amministrazioni a condividere idee, strumenti e pratiche capaci di ridurre il divario fra consapevolezza e azione. Il cuore della piattaforma è la community: uno spazio aperto dove chiunque può proporre articoli, partecipare a discussioni tematiche, rivedere le dirette degli eventi organizzati con esperti dei temi della DEI.
L’obiettivo a medio termine è duplice. Da un lato, costruire una rete che favorisca la consapevolezza, la contaminazione di competenze e la diffusione di buone pratiche; dall’altro, sviluppare strumenti open source, linee guida, modelli di misurazione e kit formativi, capaci di rendere scalabili le soluzioni emerse e di influenzare politiche e strategie organizzative. In definitiva, #OpenDEI non vuole soltanto “parlare di cambiamento” ma dimostrare, dati alla mano, che mettere la persona al centro conviene al business, rafforza la coesione sociale e restituisce senso alla parola progresso.
Il percorso finora: idee in azione.
Le premesse teoriche e valoriali si sono tradotte in un palinsesto di incontri che, da settembre 2024 hanno funzionato come un autentico incubatore pubblico di intelligenza collettiva. Gli incontri sono stati l’occasione per confrontarsi, in diretta, con esperte ed esperti provenienti dagli ambiti della sociologia, della comunicazione e del management. La scansione temporale ha cercato di creare un ritmo di crescita continua, in cui l’eco di una conversazione alimentasse la successiva, costruendo un filo rosso capace di unire le diverse declinazioni in un discorso coerente e progressivo.
Il primo ciclo di incontri è stato dedicato alla “cassetta degli attrezzi” per la DEI: framework di misurazione, checklist per la revisione dei processi aziendali, canvas per la progettazione di politiche inclusive. L’accento è stato messo sulla trasferibilità: ogni sessione ha cercato di fornire al pubblico strumenti e conoscenze immediatamente applicabili, così da poter sperimentare subito quanto appreso.
Una seconda sequenza di appuntamenti ha esplorato la dimensione culturale del cambiamento. Sotto la lente è finito il linguaggio, i bias cognitivi e la leadership inclusiva, mostrando come le parole definiscano gli spazi di possibilità e come i pregiudizi impliciti condizionino le decisioni strategiche.
Il percorso è entrato, poi, in territori di frontiera, collegando la prospettiva DEI a sport, salute, tecnologie emergenti e gestione delle crisi. Gli esempi concreti, dall’inclusione sportiva alla certificazione della parità di genere, dall’IA come leva di accessibilità alla progettazione di welfare territoriale, mostrano che la complessità sociale richiede soluzioni ibride, capaci di combinare know-how tecnico, empatia e ascolto delle comunità. La varietà dei contributi conferma la vocazione sistemica di #OpenDEI: non un tema verticale ma un prisma attraverso cui leggere la realtà.
La scelta di un format dialogico, privo di presentazioni-monolite, la sistematica comunicazione degli eventi nazionali del panorama DEI e la creazione del canale YouTube come contenitore delle registrazioni degli incontri, ha voluto favorire l’apprendimento orizzontale che è culminato nell’apertura della piattaforma social (in Discord) di #OpenDEI dimostrando che un progetto di cittadinanza digitale può diventare motore di innovazione organizzativa se coniuga rigore metodologico, approccio interdisciplinare e accesso semplificato ai contenuti.
Ma il vero punto di svolta per il progetto è stato l’alleanza strategica con l’associazione Olimpyus, nata per trasformare l’esperienza degli incontri in un impegno collettivo e pubblico. Olimpyus ha portato in dote una lunga pratica sul campo della formazione inclusiva e un network che attraversa scuole, imprese e terzo settore; #OpenDEI, dal canto suo, offre la piattaforma, il metodo open source e la community digitale. L’obiettivo condiviso è dare corpo a un “Manifesto per la formazione accessibile e inclusiva” capace di superare la frammentazione delle iniziative e di offrire una bussola unica a chiunque progetti percorsi di apprendimento in chiave DEI.
Il documento, pensato come testo vivo, in continua revisione, co-costruito dal basso, prende avvio da una premessa netta: educare alla sensibilità è il passo preliminare per ricucire le fratture sociali che si amplificano nella contemporaneità. Da qui discende la scelta di un linguaggio che unisce rigore metodologico e tono narrativo, così da parlare, contemporaneamente, alle istituzioni, alle imprese e alle comunità operose di formatrici e formatori. Il manifesto identifica la dispersione delle competenze come nemico principale e propone di sostituirla con un ecosistema integrato, dove la convergenza di saperi generi impatto sistemico e misurabile.
Il cuore del testo è rappresentato da nove (più uno) principi che traducono i valori di diversità, equità e inclusione, ma anche accessibilità, sostenibilità e unicità, in criteri operativi: dall’accessibilità by design alla centralità della persona, dalla sinergia inter-organizzativa alla trasparenza come leva di fiducia, fino al ruolo del terzo settore come pilastro di autenticità. Il tono è volutamente pragmatico: a ogni principio corrisponde un’indicazione d’uso, con linee guida, metriche, modelli di governance, che la community potrà scaricare, adattare e restituire arricchita di feedback. In questo modo il manifesto diventa piattaforma di co-progettazione permanente più che dichiarazione d’intenti.
#OpenDEI e Olimpyus hanno inoltre previsto un meccanismo di certificazione che consente alle organizzazioni di attestare la coerenza dei propri percorsi formativi con i principi del manifesto, evitando pratiche di social washing e promuovendo benchmark condivisi. L’intelligenza artificiale entra in gioco come alleata: un assistente digitale guiderà alla compilazione dei requisiti, suggerendo risorse e mettendo in dialogo esperienze analoghe, preservando però la supervisione umana sulle scelte di contenuto.
A rendere distintiva la collaborazione è, infine, la prospettiva di lungo periodo: il manifesto non è un punto d’arrivo ma l’avvio di una “comunità educante con approccio cognitivo ibrido” in cui la conoscenza territoriale, l’etica economica e le potenzialità tecnologiche si intrecciano. L’ambizione è creare giacimenti di competenze aperti, capaci di alimentare politiche pubbliche, l’innovazione di business e le iniziative civiche. In questo orizzonte, l’invito è quello di avviare un percorso di revisione continua, trasformando la diversità in talento condiviso e la formazione in motore di equità e competitività sociale: tutti siamo chiamati a essere agenti di questo cambiamento, perché “non ci sono passeggeri qui, siamo tutti equipaggio”.

