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Data di pubblicazione
18 Settembre 2006
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Cultura e turismo: arrivano i manager
Due master attivati dalla Trento School of Management formano specifiche figure manageriali.
Manager per la cultura, l’arte, il turismo. Due master, attivati dalla Trento School of Management, formano queste figure specifiche: il Master of Art and Culture Management e il Master of Tourism Management. La Scuola è un consorzio nato da alcuni anni per occuparsi di formazione post lauream: con il sostegno della Provincia autonoma di Trento coinvolge la Camera di Commercio e l’Università di Trento, e organizza master universitari e istituzionali. I docenti dei corsi della Scuola sono accademici da tutta l’Italia, consulenti esperti di formazione e manager dei diversi settori. “Per questi due master – spiega il dottor Gianluca Cepollaro, vice direttore della Tsm – abbiamo scelto la forma istituzionale rinunciando ai crediti universitari per poter avere maggiore libertà nella scelta di un metodo formativo articolato in più attività, che supera la tradizionale formazione d’aula. I master infatti prevedono la combinazione di azioni di sostegno e di orientamento individuale, testimonianze di manager e professionisti, laboratori, viaggi di studio all’estero, progetti di ricerca applicata, stage in azienda, attività di sostegno all’autovalutazione e al riconoscimento delle competenze apprese”.
Quella che partirà in ottobre è la quarta edizione di questi master, hanno avuto successo le prime? “Evidentemente la formazione in questo settore è una necessità sentita da molti, se ogni anno copriamo i 35 posti del master su arte e cultura e i 30 di quello sul turismo selezionando fra oltre 400 domande di iscrizione. E i laureati che vengono a studiare da noi provengono per meno della metà dal nord Italia, per il resto da centro e sud. Sono soprattutto ma non esclusivamente di area economica quelli che scelgono il corso sul turismo, mentre per arte e cultura la provenienza da percorsi umanistici è più diffusa”.
Quale idea è alla base dei master?
“Per il turismo è più semplice rispondere: l’idea di fondo è che esso, per essere fonte di sviluppo del territorio, deve essere attentamente gestito e pianificato nei suoi effetti non solo economici, ma anche sociali e ambientali. Invece il concetto di management applicato all’arte e alla cultura è meno immediato, anzi nasce dall’ipotesi che sia necessario rivedere in maniera significativa i paradigmi tradizionali del management. Per questo il master in arte e cultura è un laboratorio: vi si crea una comunità di apprendimento che procede attraverso lezioni teoriche e azioni pratiche, per esempio le attività di ricerca applicata concordate con committenti, dove gli allievi si misurano con un progetto reale e vedono sollecitata la loro capacità ipotetica. La terza edizione del master sta ospitando sette laboratori in ognuno dei campi operativi dell’arte e della cultura, dove manager, artisti e studiosi lavorano con gli allievi affinché questi ultimi possano imparare le attività praticandole”.
Il percorso del master sul turismo invece?
“È costituito da dieci aree didattiche che coprono i diversi temi su cui si articola la gestione del fenomeno turistico, e propone un ampio spazio al confronto e alla discussione di realtà territoriali che, a livello internazionale, stanno affrontando le sfide del cambiamento. Per esempio quest’anno gli allievi hanno avuto occasione di ascoltare testimonianze di esperti e manager con cui si è discusso dell’offerta turistica in Svizzera, Austria, Francia, Grecia e Regno Unito, oltre ad avere esaminato in profondità numerose realtà italiane. Nel master ci occupiamo di diverse forme di attrazione turistica, dal mare alla montagna, dalla città d’arte al turismo business”.
Come si svolgono gli stage dei due master?
“Sono esperienze molto significative in cui gli studenti si calano nel vivo della realtà operativa dei diversi settori ma in modo accompagnato e protetto: sono in prima fila ma non hanno particolari responsabilità, naturalmente, e due tutor e due network manager seguono i ragazzi per lo stage che ha una durata di tre mesi. Per tutti quelli che desiderano svolgere lo stage all’estero è disponibile una borsa Leonardo di 2800 euro”.
Che dati avete sui risultati delle precedenti edizioni dei master, in termini di occupazione?
“Sei mesi dopo la conclusione del corso noi monitoriamo gli sbocchi occupazionali ed i percorsi professionali attraverso i network manager che si occupano della relazione con la rete di imprese e di istituzioni partner. Perciò ora abbiamo i dati delle prime due edizioni dei due master: si tratta di 130 persone. Sappiamo che per il master sul turismo il 90% degli studenti a sei mesi era già occupato nel settore, spesso per contatti legati allo stage: lavorano presso tour operator, grandi catene di hotel, società per lo sviluppo locale e turistico, società di comunicazione. Per il master su arte e cultura la percentuale è del 70% e gli spazi in cui hanno potuto trovare impiego sono i musei e i teatri, le istituzioni culturali, le agenzie in cui si costruiscono i progetti artistici e si gestisce questo tipo di offerta”.
Manager per la cultura, l’arte, il turismo. Due master, attivati dalla Trento School of Management, formano queste figure specifiche: il Master of Art and Culture Management e il Master of Tourism Management. La Scuola è un consorzio nato da alcuni anni per occuparsi di formazione post lauream: con il sostegno della Provincia autonoma di Trento coinvolge la Camera di Commercio e l’Università di Trento, e organizza master universitari e istituzionali. I docenti dei corsi della Scuola sono accademici da tutta l’Italia, consulenti esperti di formazione e manager dei diversi settori. “Per questi due master – spiega il dottor Gianluca Cepollaro, vice direttore della Tsm – abbiamo scelto la forma istituzionale rinunciando ai crediti universitari per poter avere maggiore libertà nella scelta di un metodo formativo articolato in più attività, che supera la tradizionale formazione d’aula. I master infatti prevedono la combinazione di azioni di sostegno e di orientamento individuale, testimonianze di manager e professionisti, laboratori, viaggi di studio all’estero, progetti di ricerca applicata, stage in azienda, attività di sostegno all’autovalutazione e al riconoscimento delle competenze apprese”.
Quella che partirà in ottobre è la quarta edizione di questi master, hanno avuto successo le prime? “Evidentemente la formazione in questo settore è una necessità sentita da molti, se ogni anno copriamo i 35 posti del master su arte e cultura e i 30 di quello sul turismo selezionando fra oltre 400 domande di iscrizione. E i laureati che vengono a studiare da noi provengono per meno della metà dal nord Italia, per il resto da centro e sud. Sono soprattutto ma non esclusivamente di area economica quelli che scelgono il corso sul turismo, mentre per arte e cultura la provenienza da percorsi umanistici è più diffusa”.
Quale idea è alla base dei master?
“Per il turismo è più semplice rispondere: l’idea di fondo è che esso, per essere fonte di sviluppo del territorio, deve essere attentamente gestito e pianificato nei suoi effetti non solo economici, ma anche sociali e ambientali. Invece il concetto di management applicato all’arte e alla cultura è meno immediato, anzi nasce dall’ipotesi che sia necessario rivedere in maniera significativa i paradigmi tradizionali del management. Per questo il master in arte e cultura è un laboratorio: vi si crea una comunità di apprendimento che procede attraverso lezioni teoriche e azioni pratiche, per esempio le attività di ricerca applicata concordate con committenti, dove gli allievi si misurano con un progetto reale e vedono sollecitata la loro capacità ipotetica. La terza edizione del master sta ospitando sette laboratori in ognuno dei campi operativi dell’arte e della cultura, dove manager, artisti e studiosi lavorano con gli allievi affinché questi ultimi possano imparare le attività praticandole”.
Il percorso del master sul turismo invece?
“È costituito da dieci aree didattiche che coprono i diversi temi su cui si articola la gestione del fenomeno turistico, e propone un ampio spazio al confronto e alla discussione di realtà territoriali che, a livello internazionale, stanno affrontando le sfide del cambiamento. Per esempio quest’anno gli allievi hanno avuto occasione di ascoltare testimonianze di esperti e manager con cui si è discusso dell’offerta turistica in Svizzera, Austria, Francia, Grecia e Regno Unito, oltre ad avere esaminato in profondità numerose realtà italiane. Nel master ci occupiamo di diverse forme di attrazione turistica, dal mare alla montagna, dalla città d’arte al turismo business”.
Come si svolgono gli stage dei due master?
“Sono esperienze molto significative in cui gli studenti si calano nel vivo della realtà operativa dei diversi settori ma in modo accompagnato e protetto: sono in prima fila ma non hanno particolari responsabilità, naturalmente, e due tutor e due network manager seguono i ragazzi per lo stage che ha una durata di tre mesi. Per tutti quelli che desiderano svolgere lo stage all’estero è disponibile una borsa Leonardo di 2800 euro”.
Che dati avete sui risultati delle precedenti edizioni dei master, in termini di occupazione?
“Sei mesi dopo la conclusione del corso noi monitoriamo gli sbocchi occupazionali ed i percorsi professionali attraverso i network manager che si occupano della relazione con la rete di imprese e di istituzioni partner. Perciò ora abbiamo i dati delle prime due edizioni dei due master: si tratta di 130 persone. Sappiamo che per il master sul turismo il 90% degli studenti a sei mesi era già occupato nel settore, spesso per contatti legati allo stage: lavorano presso tour operator, grandi catene di hotel, società per lo sviluppo locale e turistico, società di comunicazione. Per il master su arte e cultura la percentuale è del 70% e gli spazi in cui hanno potuto trovare impiego sono i musei e i teatri, le istituzioni culturali, le agenzie in cui si costruiscono i progetti artistici e si gestisce questo tipo di offerta”.
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