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Data di pubblicazione

13 Luglio 2006

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Immigrati risorsa per le pensioni. Oggi Lotito al convegno Equal a Trento. In regione allarme evasione lnps

TRENTO – Quattro milioni di evasione contributiva scoperti dagli ispettori Inps tra gennaio e maggio di quest’anno in Trentino Alto Adige. Quasi 3,6 milioni riguardano il settore del lavoro dipendente, parasubordinato compreso e, di questi, 2,2 sono relativo a lavoro nero, cioè di imprese che non hanno versato assolutamente niente. Il dato è preoccupante perché la media nazionale del nero totale è del 25%, mentre in regione sarebbe più della metà. “S0no numeri difficili da commentare – ammette Franco Lotito, presidente del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Inps oggi relatore al convegno Pontest che si svolge a Palazzo Calepini, in via Calepina l, alle 10.30 – ma quando si allargano troppo le maglie della legalità può capitare che ci siano imprese e cittadini che credano che si possa fare di tutto». Altre spiegazioni?

“Può anche darsi che nella vostra regione ci sia un maggior rigore ma anche questo fa parte di una cultura civica».

Su invito dell’Ente Bilaterale per l’Artigianato Trentino parlerà oggi del fenomeno immigrazione: è una risorsa dal punto previdenziale? “Nel 1991, quando avvennero le prime iscrizioni, gli immigrati iscritti erano 209mi1a. Oggi sono quasi un milione e mezzo e la maggior parte ha un rapporto di lavoro a tempo determinato».

Nessun timore per i rientri delle rendite nei paesi di origine?

“Chi lavora per tanti in Italia poi resta e, comunque, a quei s0lidi chi lavora ha diritto». Il Governo ipotizza di mettere mano alla previdenza… “O dato è che la riforma Dini funziona: il volume delle erogazioni sta diminuendo. In qualsiasi intervento, l’esecutivo dovrà tener conto del Pii e dell’allungamento dell’aspettativa di vita. Certo è che, in Europa, sono pochi i paesi dove esistono distinzioni tra le pensioni di vecchiaia di uomini e donne: in Italia è di 5 anni, malgrado le donne vivano di più».

Siamo in ritardo sulla previdenza integrativa? “È stato perso molto tempo»: quei giovani che, nel 1995, avevano vissuto l’avvio di questo sistema, avrebbero oggi 11 anni di accumulazione complementare in più. Questo governo può anticipare l’entrata in vigore della riforma. C’è poi l’atteggiamento delle banche che, a marzo, hanno disdetto l’accordo per il credito agevolato a favore delle imprese che non potevano più disporre del tfr come forma di autofinanziamento. Ritorsione? No: solo una scelta a loro esclusivo vantaggio».

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