Data 12/11/2017

«Il paesaggio? E un luogo di vita»

Corriere dell'Alto Adige

Il libro di Morelli e Cepollaro: serve un rapporto costruttivo con la natura

«Uno dei problemi del termine "antropocene" - l'era geologica in cui viviamo - è che implica una conquista della natura. Si può essere già abbastanza indignati per il fatto che abbiamo devastato il mondo naturale ma tutt'altra cosa è considerare la possibilità che abbiamo provocato un sistema climatico che adesso ci farà guerra per secoli, forse fino a distruggerci».

Il giornalista David Wallace-Wells in un lungo articolo pubblicato sul New York magazine lo scorso luglio (The uninhabitable earth), ha presentato scenari apocalittici per il futuro del nostro pianeta. Numerose le critiche ricevute, per le imprecisioni e l'eccessivo pessimismo. Wallace-Wells ha replicato affermando di aver invece temuto all'inizio che l'articolo non le avrebbe spaventate abbastanza; ovviamente lo scopo era però indurle a informarsi e pensare. Una prospettiva sulla quale vogliono farci riflettere - senza toni apocalittici ma con prosa scientifica e dati alla mano, prendendo in esame il concetto di paesaggio - anche Gianluca Cepollaro, vicedirettore della Trentino school of management, e Ugo Morelli, docente di Psicologia del lavoro presso l'università di Bergamo, con il loro ultimo libro, paesaggio e vivibilità. Cambiamenti persistenti (ETS, 141 pagine), la cui presentazione recita: «L'uomo ha da sempre trasformato il paesaggio, ma lo ha fatto prevalentemente in modo non riflessivo. [...] Nel momento in cui il principale pericolo per l'evoluzione della vita è l'uomo stesso, è necessario cambiare il senso della presenza sul pianeta. [...] Comprendere ed elaborare in modo non distruttivo il rapporto con la natura è una delle sfide cruciali per l'educazione del ventunesimo secolo. La riflessione sulla vivibilità richiede un'educazione sentimentale all'appartenenza naturale, in cui si colloca anche la transizione da una visione del paesaggio come spazio da contemplare a una visione del paesaggio come spazio di vita». Partendo da questi presupposti, il libro si articola come una raccolta di saggi che oltre all'introduzione e agli interventi dei due curatori - entrambi impegnati presso la step-scuola per il governo del territorio e del paesaggio - contiene anche gli articoli di due ricercatori, Luca Mori e Chiara Brambilla, e una conclusione affidata a Giorgio Tecilla, direttore dell'osservatorio del paesaggio della Provincia.

Le riflessioni contenute nel volume sono emerse dalla ricerca «Percezioni, rappresentazioni e significati del paesaggio in Trentino», che si è proposta di «comprendere quale sia il terreno culturale sul quale la cittadinanza di un territorio alpino trova un comune denominatore quando pensa al "proprio" paesaggio». Il concetto di paesaggio, definito da una specifica Convenzione europea come «una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni», è oggetto d'esame in tutti i capitoli del libro. Il paesaggio come avvenire e non come futuro insomma, citando l'editoriale di Morelli sul Corriere del Trentino di ieri, giacché «il futuro arriva comunque. Possiamo solo attenderlo. Non è così per l'avvenire, perché almeno in parte possiamo sceglierlo». Scegliere quindi di avere e tutelare un paesaggio migliore per un futuro, ma soprattutto un presente, altrettanto migliori.