Data 18/07/2007

Alta la spesa per i dirigenti della Pa

Un quinto dei costi per il personale amministrativo del Veneto riguarda i manager.

È un Nord-Est che può definirsi virtuoso quello che emerge dal primo Rapporto sui sistemi di valutazione della dirigenza nelle Regioni e Province autonome italiane. L’analisi operata dalla Trentino School of Management con il Formez, Centro di formazione e studi del dipartimento della Funzione pubblica, e la Provincia di Trento, sui dati dei Conto annuale del ministero dell’Economia e delle finanze relativi al 2005, è una fotografia in chiaroscuro dei costi, della consistenza e retribuzione del management pubblico italiano, con esperienze molto distanti tra loro e uno svi1uppo eterogeneo delle strutture anche in regioni geograficamente contigue come a Nord-Est.

Un’area che, nel panorama nazionale, pur nella differenza tra Enti a statuto speciale e non, raggiunge alcune note positive, nonostante ci sia ancora molta strada da fare per contenere i costi, costruire economie di scala e – in linea con il memorandum sottoscritto il 6 aprile fra governo e autonomie locali – ridurre il numero dei dirigenti per una maggiore razionalità organizzativa e di spesa: a Bolzano e in Veneto tra il 2004 e il 2005 la classe dirigenziale è aumentata rispettivamente dell’8,5 e del 6,6%.

Secondo il rapporto, i manager pubblici veneti sono il 7,82% del totale dipendenti (7,28 la media italiana tra il picco del Lazio al 13,4% e il valore minimo della Calabria al 4,21%). In termini assoluti si tratta di 404 unità su 2.449 dipendenti. La percentuale è di 4,9 ogni 100mila abitanti (uno dei valori più bassi nel panorama nazionale che vede una media dell’8,8% con il Molise addirittura a quota 27,4).

Dati che si dimezzano ulteriormente se si analizzano gli enti a statuto speciale del Nord-Est. I dirigenti friulani (234 unità) coprono infatti solo il 3,05% dei dipendenti pubblici (3.418 in tutto), il 5,8% nella provincia di Bolzano e solo l’1,36% a Trento: 325 su 6.225, in pratica, l’amministrazione con la minore incidenza della classe dirigenziale in tutta Italia. In Veneto è il tempo indeterminato (circa il 65%) a costituire di gran lunga la tipologia di contratto più utilizzata per la nomina di nuovi quadri dirigenziali. Ma la regione è anche uno degli Enti pubblici a fare più ricorso (35%) al personale esterno (11% la media nazionale).

Il peso in termini di costo dei vertici dirigenziali veneti sulla spesa totale del personale è invece del 21,3%, un dato più elevato di quello nazionale che si ferma al 19,8%. La retribuzione complessiva è composta da tre voci: retribuzione fondamentale, indennità di posizione e indennità di risultato (alla luce della tendenza dei contratti di settore che aggancia la retribuzione ai risultati, si veda “IlSole24Ore” di ieri). Lo stipendio medio italiano pro capite è di 78.294 euro. Il Veneto si distanzia di molto, fermo a 69.467 euro in busta paga, causa scarsa propensione della Regione a investire e rischiare sul risultato (indennità non automatica ma subordinata al raggiungimento degli obiettivi assegnati): solo 3.462 euro rispetto1a media italiana di circa 7.810 e la punta della Lombardia che investe in questo 21.705 euro.

Neanche le amministrazioni autonome del Nord-Est comprendono nella retribuzione l’indennità di risultato: la spesa pro capite lorda annua per un dirigente friulano è di 74.138 euro. Sale a 80.713 in Trentino e scende a 54.273 in Alto Adige (il dato più basso tra tutti gli enti autonomi). Va tuttavia precisato che a Bolzano non è prevista la qualifica dirigenziale, ma solo incarichi dirigenziali a termine e il dato complessivo comprende i responsabili di tutti e tre i livelli organizzativi della Provincia, cioè direttori di ufficio (292), di ripartizione (41), di dipartimento (15).

La media dei dirigenti, ogni 100mila cittadini, è dell’8,4% in Friuli, 12,2% a Bolzano e 17,1% a Trento in linea con le altre regioni a statuto autonomo, esclusa la Valle d’Aosta che arriva a un 105,1% (rapporto inficiato da un alto numero di dirigenti e scarsa popolazione).