Data 13/06/2007

Arte, scienza dell’effimero. Il bello e la sua complessità.

Esperti a confronto sull’origine dell’esperienza estetica.

ROVERETO. Quarantamila anni fa l’uomo scopriva le prime forme di esperienza artistica. I primi dipinti sulle pareti delle grotte. Le prime tracce di un “saper fare” che non rispondeva strettamente alle necessità di animali o ai bisogni primari del sostentamento. Perché? Che cosa spinse l’uomo a occuparsi dell’”effimero”?

A farsi stuzzicare, lusingare, dal gusto per il bello? “Cerchiamo di rispondere a queste domande – spiega Ugo Morelli – per capire come si è originata nella storia dell’uomo l’esperienza estetica della mente e del linguaggio”. Nella sala conferenza del Mart – da oggi fino a sabato – è in programma la quarta edizione di Complessità con il seminario studi dedicato alla figura di Giorgio Prodi, organizzato dagli studenti del “Master of art and culture management” di Tsm-Trentino school of management. “Ci fermiamo per un attimo a pensare – continua Morelli, direttore del Master of art and culture management – sulla costruzione dell’esperienza estetica da un punto di vista scientifico. Tutto quanto conosciamo ci giunge dalla critica dell’arte. Ma noi intendiamo indagare su cosa sia stato detto e cosa ci sia da dire su base scientifica”. Il seminario – che reca per titolo l’espressione suggestiva Nel segno degli altri propriamentealtrui – è divenuto appuntamento culturale tradizionale per gli ambienti roveretani e rientra nella più ampia proposta del Master of art and culture management di tsm-Trentino School, punto di riferimento e caso trentino di eccellenza in ambito nazionale ed europeo.

Nelle giornate di domani e dopodomani il convegno richiamerà studiosi dagli atenei di Trento, Milano, Roma, Pisa, Trieste, Parma e dall’università della Calabria. Tra gli altri, parteciperanno il filosofo Mario De Caro, lo scienziato Vittorio Gallese e il filosofo della scienza Telmo Pievani. All’ordine del giorno saranno i temi delle origini del linguaggio e della mente estetica, della scienza e dell’esperienza, del teatro e della poesia, del valore etico delle interpretazioni di senso, delle neuroscienze, della psicologia e dell’economia. Insomma, una infinità di ingredienti, solo a prima vista disaccordi, mescolati fra di loro come un mazzo di carte a parlarci del senso della vita.

Sì, perchè oggi “siamo sempre più ricchi e sempre più infelici”, riflette Morelli. Il nocciolo duro del problema, che tocca al cuore l’empasse della contemporaneità, sta nella capacità da parte nostra di dare un senso a quel che facciamo. “Dobbiamo trovare un senso alle nostre azioni”, sottolinea Morelli. E l’arte può giocare un ruolo educativo. L’arte, capace di “educarci alla sensibilità”, può svolgere un ruolo fondamentale per “l’auto-elevazione e la crescita di un popolo” tanto da “renderlo attento a quella dimensione simbolica che è parte integrante della nostra vita”. Del resto l’ermeneutica del ‘900 si è sviluppata nel medesimo respiro. Con quali occhi, in altre parole, guardiamo alla realtà? L’attività stessa del comprendere – laddove ciò che può essere compreso si identifica con ciò che è dotato di un senso – si serve della rappresentazione simbolica. La realtà non si rispecchia tale e quale nella nostra mente, ma viene interpretata. Tra la realtà così com’è e la sua comprensione da parte dell’uomo si trova, a metà strada, l’interpretazione di senso. Che, appunto, avviene per mezzo della rappresentazione simbolica. E l’arte? E’ simbolo. Il teatro e la pittura lo sono. La poesia lo è. “La poesia – con Morelli – è quella forma di arte che fa dire alla parola quel che la parola non aveva mai detto”. Il problema del linguaggio è sullo sfondo; con un ruolo cen-trale per la poesia già presente, tra gli altri, nell’opera di Heidegger.

“Al convegno – riprende Morelli – ci interroghiamo su che cosa sia 1’esperienza artistica per coloro che la creano e per quanti ne fruiscono. Vogliamo capire a che cosa serve l’arte, oggi, e sottolineare la sua funzione emancipatrice. E come devono cambiare, mi domando, la psicologia e l’economia e le neuroscienze ragionando di questa materia?”. La questione non è soltanto nominale. “La sua rilevanza più generale – conclude – sta nel fatto che la funzione dell’arte, così come quella della cultura, non è materiale da museo. L’arte, oltre alla sua funzione “esteriore”, gioca un ruolo educativo per la crescita civile della società”. Già il poeta russo Turgenev, in occasione dell’inaugurazione del monumento a Puskin in piazza delle Arti a San Pietroburgo, diceva che “l’arte di un popolo è la sua anima viva, il suo pensiero, la sua lingua, anima parlante e pensante dell’uomo”.