tsmNewsletter 03: Management del turismo

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Ottobre 2008

Da un piccolo osservatorio, riflessioni sull’evento tsunami

di Sabrina Taddei

“Lo tsunami non affonderà il turismo asiatico”

Così parla il segretario generale dell’Organizzazione Mondiale per il turismo, Francesco Frangialli, che ha sottolineato come il turismo del sudest asiatico ha assistito ad una grande espansione lo scorso anno con 12 milioni di arrivi, un dato in rialzo di un terzo rispetto al 2003.

Un altro motivo di ottimismo è il fatto che lo tsunami ha colpito quei paesi che accolgono appena il 3% dei turisti internazionali. Il turismo mondiale, continua Frangialli subirà non più di “un fugace colpo di vento” e dovrebbe continuare la sua crescita nel 2005 sulla scia del rafforzamento dell’economia e del commercio internazionale.

“L’ente del turismo tailandese – Tat – sta proponendo tour alternativi nelle regioni del Nord e dell’Est della Thailandia, inclusa Pattaya, ai turisti sopravvissuti al maremoto. Lo conferma il direttore Tat, Juthamas Siriwan. Egli, che recentemente si è recato sulla costa andamana per incontrare i superstiti, ha rilevato come molti turisti abbiano insistito per rimanere e completare le loro vacanze. La Tat ha dunque predisposto itinerari che includono altre aree. “

“L’Indonesia è stato uno dei Paesi più duramente colpiti dallo tsunami, ma ciò nonostante l’Indonesia ha rialzato la testa, dimostrando che il turismo continua ad andare avanti. Nel corso di una conferenza stampa a Giacarta il ministro della cultura e del turismo, Jero Wacik, ha detto: “una calamità naturale può capitare ovunque e in ogni momento, ma non credo che i turisti rinunceranno a viaggiare a causa del maremoto. Comunque la stragrande maggioranza delle nostre località turistiche non è stata toccata dalla catastrofe”.

Sorprende che il turismo sia pensato quasi esclusivamente come un effetto economico. Di fatto è soprattutto un evento sociale e culturale, che nel tempo ha modificato definitivamente le identità culturali di molte popolazioni del nostro pianeta.

Pare però che questo sia un argomento poco interessante per chi governa i grandi flussi turistici. I tour operator non hanno fatto trascorrere alcun periodo di lutto per riproporre, a prezzi molto più convenienti, alcune delle località distrutte dalla grande onda e purtroppo nemmeno i viaggiatori si sono fatti frenare dal pensiero di uomini e donne che hanno perso persone care, casa, villaggi, alle volte tutto, per rifare le valige e cercare “angoli di paradiso” dove stendersi al sole, convinti di fare la cosa migliore, di aiutare le popolazioni in difficoltà, ad un prezzo più conveniente dei caraibi, riuscendo a dimenticare che al di là della staccionata che divide il mondo reale dal mondo “costruito” per la loro vacanza, c’è il vuoto lasciato da una catastrofe ambientale effetto, un’altra volta, dell’ambizione e della prepotenza umana.