Data 22/04/2007

Diplomati e laureati dell’Est Europa. Tre idee per favorire l’inserimento. Risorse umane da valorizzare.

Se ne è discusso in un convegno.

I lavoratori stranieri comunitari – soprattutto quelli provenienti dalla Polonia e dalla Romania – laureati e diplomati, sono una risorsa che  nessun paese europeo vuole lasciarsi sfuggire. Necessario quindi attivare risorse per facilitare l’inserimento di questi lavoratori nel tessuto produttivo locale, anche se in Trentino la richiesta maggiore è legata soprattutto all’ambito agricolo e alberghiero turistico.

Il tema è stato affrontato nei giorni scorsi al convegno “Lavoro e allargamento dell’Unione Europea: reti, vincoli e opportunità per i lavoratori e le imprese” organizzato presso la Fondazione Caritro da Pontest, un progetto di ricerca-intervento dell’iniziativa comunitaria Equal che mira a facilitare l’integrazione degli immigrati dall’Est Europa, in collaborazione con tsm, Trentino School of Management.

Tra le iniziative: un servizio di reclutamento sul web transnazionale e multilingua, che favorisca l’incontro tra domanda e offerta, elaborata da Almalaurea; la costruzione da parte di un portale per erogare servizi informativi alle imprese e ai lavoratori dell’Est; l’avvio di due percorsi formativi.

A maggio partirà presso tsm un corso gratuito rivolto agli imprenditori per aiutarli a gestire al meglio flussi lavorativi sempre più internazionali. L’Ente bilaterale artigianato trentino (Ebat in sigla) ha approntato un corso gratuito per 12 lavoratori polacchi e rumeni, in possesso di diploma o laurea conseguiti nel loro paese di origine, finanziato dal fondo sociale europeo, su sicurezza, riferimenti normativi e valorizzazione dei titoli di studio dentro le aziende. Ariano chinellato (Ebat) ha accennato alle diverse scelte previdenziali degli stranieri impiegati presso le piccole e medie aziende, che scelgono di versare il TFR al datore di lavoro. “posso ipotizzare che versare presso un Fondo Pensioni prevede maggiori vincoli per il riscatto. I lavoratori stranieri non pensano mai di fermarsi a lungo, e preferiscono versare al datore di lavoro. Altra ipotesi è che il fondo pensioni risulti poco appetibile perché vissuto come problematico e di difficile comprensione” ha concluso Chinellato.