Data 25/07/2007

Il turismo? Sviluppo e identità Così giovani aspiranti manager riflettono sul futuro del Trentino

IL DIBATTITO SULLE DISNEYLAND ALPINE. Il genius loci rende quel luogo unico, ma va cercato nel rispetto delle tradizioni, entrando in contatto con la popolazione. Ci può essere crescita di un territorio senza sviluppo, perc
il Trentino

Il Master of Tourism Management della Trentino School of Management, è un corso di primo livello della Facoltà di Economia di Trento, organizzato con il sostegno della Provincia. Qui ragazzi e ragazze già laureati, selezionati e provenienti da tutta Italia, si specializzano in sviluppo, gestione e marketing delle destinazioni turistiche.

Quest’anno Duccio Canestrini, docente di antropologia del turismo al Master, ha raccolto alcune risposte elaborate dai suoi studenti. Ne esce una serie di valutazioni fresche, competenti, innovative, in una parola intelligenti. Mentre in Trentino si accende il dibattito sui rifugi e sulle Disneyland alpine, le idee di questi giovani fanno sperare in un futuro più armonico e giusto.

Tra le questioni poste da Canestrini, ne scegliamo tre: 1. Come individuare e rispettare lo spirito del luogo 2. Turismo tra crescita e sviluppo 3. Cosa significa l’identità per un luogo


LO SPIRITO DEL LUOGO

Pietro Scarpa
Lo spirito di un luogo caratterizza l’insieme delle caratteristiche sociali, culturali, ambientali e identitarie di una popolazione, e l’evoluzione di quest’ultima nel corso della storia. Identificare il genius loci di un luogo o di una destinazione non è cosa semplice, prevede un percorso culturale da parte del viaggiatore che miri ad indagare e studiare a fondo la cultura autoctona, le sue peculiarità, le sue problematiche. Tutto questo rientra nei cosiddetti fattori pull di una destinazione, nelle attrattive di un territorio che portano poi il turista a scegliere un luogo piuttosto che un altro.

Tuttavia spesso il genius loci viene snaturato, sconvolto, quasi cancellato quando il turismo persegue solamente logiche economiche, senza tener conto di tutti quei fattori, elencati in precedenza, che differenziano un luogo da un altro, e lo rendono unico. Ogni destinazione possiede un proprio genius loci, per scovarlo occorre entrare in contatto con la popolazione, rispettarne i tempi, i modi, le diversità, se necessario anche il rifiuto iniziale al dialogo, se si vuole preservare la sua identità.

Valeria Balassone
Si aggira furtivo tra gli alberi di un bosco, si nasconde nel buio di una grotta, aleggia tra le cime dei monti o giace tranquillo in fondo al mare? Lo spirito del luogo è ovunque, basta saper tendere l’orecchio, fermarsi a guardare, girare o meglio vagare - come il Wanderer della cultura tedesca - per il territorio con la volontà di lasciarsi affascinare dal luogo e dalle persone che da sempre l’hanno abitato. Essere rispettosi dell’ambiente e della cultura locali, cercare il contatto con le persone che si incontrano sul cammino e ascoltare le loro storie, non dare giudizi di merito su ciò che si vede o si sente ma essere come una spugna che assorbe quanto proviene dal contesto.

Questo è, in sintesi, l’approccio da avere quando si esce dalla porta di casa. In due parole, rispetto e curiosità.

Susanna Degasperi
Il termine genius loci è un termine curioso che racchiude in se l’idea dello spirito del luogo, nel senso di tutte quelle caratteristiche che rendono un luogo particolare, interessante ed unico. E’ la popolazione con le sue tradizioni, dinamiche sociali, colori, suoni usi e costumi che contribuisce e rende unico l’identità di un luogo. Non esiste una ricetta unica ed universale di come riuscire a scoprire il genius loci. Bisogna entrare in punta di piedi nel luogo, per non disturbarlo e distruggerlo. Però non ci si deve fermare sulla soglia. Bisogna esplorarlo, entrarci in contatto, parlare con le persone e quindi viverlo in tutte le sue sfaccettature. In un certo senso si dovrebbe essere un viaggiatore bambino. Quindi coniugare la sapienza, il modo di vivere e viaggiare del viaggiatore con la curiosità del bambino che riesce a guardare con occhi ingenui ciò che ci circonda. Bisogna tirare fuori il bambino che è in noi che a differenza della nostra parte adulta è in grado di lasciarsi stupire.

Per avvicinarsi al genius loci bisogna quindi essere curiosi, ma non invasivi, bambini ed adulti allo stesso tempo, solo così si riesce ad avvicinarsi al luogo e agli abitanti che ci vivono.


CRESCITA E SVILUPPO

Betty Balduin
Crescita dimensionale e sviluppo di una destinazione turistica non sono sinonimi. Vi può essere crescita di un territorio senza che vi sia sviluppo; vi può essere sviluppo senza crescita. Il termine “crescita” può essere inteso come semplice aumento: di seconde case, di infrastrutture, di impianti, di traffico, di presenze turistiche, senza per questo possedere in sé un’accezione necessariamente positiva o negativa. Il concetto di sviluppo, invece, implica un’accezione positiva, una crescita controllata, integrata, che non comprometta le risorse della destinazione.

Cresce e diventa terribilmente obesa una destinazione eutrofizzata che mangia in maniera compulsiva senza pensare al bene dell’organismo. Si sviluppa in maniera equilibrata e organica una destinazione che segue una dieta bilanciata.

Fabio Sacco
Crescita e sviluppo non sempre coincidono.

La prima ha come unico riferimento i numeri.

Il secondo tiene conto, almeno, di tre variabili, secondo il cosiddetto triangolo della sostenibilità: economia, ambiente, cultura. Il concetto di sostenibilità è infatti intrinseco a quello di sviluppo, e solo la nostra miopia ci ha costretti a coniare la perifrasi sviluppo sostenibile. Amartya Sen, premio Nobel per l’economia, sostiene che “lo sviluppo può essere visto come un processo di espansione delle libertà reali godute dagli esseri umani”. evidente che i parametri di misurazione della crescita, primo fra tutti la dimensione, non bastano per confrontarsi su questo terreno. La sfida dello sviluppo, a mio avviso, è proprio questa.

Andrea Marcello Gelsomino
La crescita incontrollata non è altro che un fenomeno involutivo. L’evoluzione non ha necessariamente a che fare con l’espansione dimensionale. Destinazioni turistiche che crescono in modo incontrollato, insediamenti ed infrastrutture che esplodono sul territorio: esempi in questo senso si sprecano. Quando ci si rende conto di avere raggiunto e passato il punto di non ritorno è troppo tardi, la destinazione perde la propria attrattiva perché ha smarrito la propria ragione di essere. Si è trasformata in ciò che il visitatore rifugge quando si mette in viaggio. You have become the very thing you sworn to destroy (Sei diventato ciò che giurasti di distruggere), Star Wars Episode III.


L’IDENTITA'

Sergio Lucci
L’identità è un elemento strategico di primaria importanza per il successo di una destinazione, soprattutto per il fatto che essa può mettere al riparo la destinazione dalle mode e fluttuazioni del mercato turistico. Al tempo stesso l’identità non è necessariamente un elemento statico e immutabile. Essa infatti si definisce nell’incontro tra l’offerta di un certo tipo di identità da parte della destinazione e la domanda di un certo tipo di identità da parte del turista.

Francesco Falcioni
Una destinazione turistica che punta sulla propria identità dovrebbe possederne una ben definita: questa affermazione apparentemente banale racchiude in sé la necessità di un’“educazione” della comunità locale ad una seria riflessione su se stessa, tesa alla individuazione della propria essenza culturale e sociale e al riconoscimento di questa come parte fondante dell’identità di ognuno dei componenti. In secondo luogo, individuare quali tratti di questa identità è opportuno includere in un’offerta turistica per poi sviluppare iniziative fortemente caratterizzate e focalizzate sul territorio che siano tese a valorizzarli. In chiave di comunicazione, è importante sottolineare l’unicità dei tratti identitari selezionati in modo da farli legare, nell’immaginario collettivo, come tipici della destinazione. E’ allo stesso tempo necessario implementare politiche di conservazione dell’identità presentando al turista una comunità dall’identità forte e compatta che lo accoglie volentieri ma che ha il dovere di imporre dei limiti per l’auto-conservazione e uno sviluppo equilibrato.

Chiara Crivellaro
Il turista sceglie una destinazione perché individua in quella particolare destinazione un contenuto potenzialmente in grado di soddisfare le sue aspettative. Ma cosa vuol dire identità? Identità significa autenticità? E’ possibile scoprire l’identità di un luogo senza porsi il problema dell’autenticità? E soprattutto, l’identità di una destinazione muta nel tempo?