Data 24/11/2018

L'arte dei muri a secco tra paesaggio e cultura

l'Adige

Continuano le iniziative rivolte alla sensibilizzazione e alla tutela del paesaggio terrazzato come patrimonio culturale dell'abitare le terre altre, da preservare quale eredità della civiltà contadina, da rilanciare quale modello di sviluppo sostenibile in ottica futura e contemporanea. Ieri sera in sala Filarmonica la sezione roveretana della Sat ha organizzato l'incontro «Paesaggi terrazzati del trentino. Abitare le pendenze». L'evento si proponeva di fare il punto della situazione sul tema incrociando le proposte delle realtà provinciali che se ne occupano - dall'Accademia della montagna, alla trentino School of Management, all'Osservatorio del paesaggio del trentino - con le esperienze degli enti locali. In qualità di sistema territoriale complesso, d'altronde, il paesaggio terrazzato si presta a molteplici letture. E, nella sua polivalenza, oggi è riconosciuto delle preziose funzioni svolte. Non solo economiche e produttive ma anche naturalistiche, incrementando la biodiversità, ambientali, preservando i versanti dall'erosione, estetiche, conferendo identità al paesaggio. Per tali aspetti, l'Unesco l'ha definito «il più importante modello di organizzazione del paesaggio dell'area del Mediterraneo». Un bene al quale è necessario pensare in ottica multiscalare. Introdotto da Anna Facchini, presidente della Sat, l'incontro ha proposto vari punti di vista: Annibale Salsa (comitato scientifico Accademia della montagna del trentino; ex presidente del Cai) ha parlato degli aspetti antropologici del vivere in montagna; Giorgio Tedila (Osservatorio del paesaggio de trentino) dell'Atlante dei paesaggi terrazzati come risorsa per il futuro; Margherita Valcanover della valorizzazione turistica a partire al progetto pilota di Terragnolo.

Luca Eccheli ha affrontato il ruolo dei paesaggi terrazzati, mentre Iva Berasi (direttrice dell'Accademia della montagna del trentino) ha raccontato l'esperienza della scuola trentina di muretti a secco. La sessione si è conclusa quindi con una tavola rotonda fra sindaci, pubblico e relatori. «Quest'anno la Sat vuole parlare di diversi tipi di montagna, con uno sguardo a 360°, anche su paesaggio e antropologia» ha spiegato Paolo Tornasi, della commissione cultura della sezione roveretana. «I terrazzamenti sono importanti dal punto di vista paesaggistico, idrogeologico, delle colture, della tutela del territorio e della bellezza; sono molteplici gli aspetti da evidenziare». Ed anche dal punto di vista pratico sarebbero molte le sinergie che potrebbero attivarsi. Non solo dato il successo dei corsi di costruzione a secco o di manifestazioni come «Sassi e non solo», che da due anni vede sfidarsi a Geroli (Terragnolo) squadre di costruzione italiane e internazionali. Il riferimento va alla Banca della Terra e all'opportunità di recuperare superfici incolte, in disuso, preservandole dall'abbandono, o come fatto a Valstagna con il progetto «Adotta un terrazzamento». Magari agevolando i giovani interessati: «Pendenza implica difficoltà e più attenzioni che in pianura. Si può pensare a coltivazioni particolari, meno meccanizzate e più soft», ha spiegato Tornasi, «coinvolgendo i giovani nel recupero dei terreni con la Banca della terra». Non sarà facile, dopo decenni di abbandono, una riconversione veloce. La caduta delle pietre ha rappresentato anche la perdita d'un bagaglio di conoscenze pratico culturali. Al crescente interesse ai terrazzamenti il compito di tracciare una via percorribile e partecipata.