Data 09/11/2017

PUP 50, la pianificazione come strumento per lo sviluppo del Trentino

Comunicato PAT n. 2974

Quale ruolo hanno i pianificatori e gli architetti nella "costruzione" di un territorio? Qual è lo spazio d'incontro nel quale possono utilmente dialogare urbanistica e architettura? E' possibile parlare di qualità del paesaggio senza parlare di qualità dell'architettura? Ha ancora senso oggi parlare di Piani urbanistici, oppure è invece il caso di parlare di Piani di sviluppo territoriale orientati alla sostenibilità? Sono le domande di fondo che hanno orientato ieri al Castello del Buonconsiglio il quinto incontro dedicato ai 50 anni del Pup, un seminario tecnico al quale hanno partecipato molti professionisti, in particolare architetti, aperto dall'assessore all'urbanistica Carlo Daldoss, Susanna Serafini presidente dell'Ordine degli Architetti, pianificatori paesaggisti e conservatori della Provincia di Trento e Maurizio Tomazzoni presidente della sezione trentina dell'INU, l'Istituto nazionale di urbanistica che al seminario di Trento era rappresentato dalla stessa presidente nazionale Silvia Viviani.

Questa quinta tappa, dopo i quattro precedenti incontri pubblici sul territorio dedicati ad altrettanti aspetti (turismo e territorio; industrializzazione e sviluppo economico; ambiente, paesaggio, aree protette; agricoltura e territorio) del percorso di riflessione che il programma di iniziative "PUP 50. Anticipiamo il futuro" propone sull'eredità del Piano urbanistico Provinciale del 1967, è stata dedicata al ruolo del sapere tecnico nella costruzione delle visioni di sviluppo del territorio, in particolare al ruolo della pianificazione come elemento di governo del territorio.

Sia il PUP firmato da Giuseppe Samonà che le successive revisioni del 1987 e del 2008, infatti, hanno preso forma grazie al contributo imprescindibile di alcune figure di professionisti che hanno lavorato per dare forma e coerenza disciplinare alle domande suggerite dalla politica e alle richieste delle comunità locali. Un contributo che non si è limitato e non si limita alla costruzione dello strumento urbanistico a scala provinciale, ma che si riverbera sul territorio in tutte le scale della pianificazione. Ne hanno parlato, affrontando il tema da diverse angolature, Francesco Infussi, professore di Progettazione urbanistica presso il Politecnico di Milano, nella sua relazione dedicata a Giuseppe Samonà urbanista e la nascita della pianificazione di area vasta, l'architetto veneziano Alberto Mioni, il presidente di Landscapefor Paolo Castelnovi, la presidente dell'INU Silvia Viviani. Un dibattito che è stato poi ulteriormente approfondito nel corso di due "dialoghi" coordinati da Alessandro Franceschini, vice-presidente dell'Ordine degli Architetti PPC del Trentino, dedicati il primo all'esperienza del Pup del 1967 (con il coautore Sergio Giovanazzi e il coordinatore dell'equipe di progetto Giampaolo Andreatta), ed il secondo all'esperienza locale della pianificazione (Silvia Alba, Roberto Bortolotti, Marcello Lubian, Bruno Zanon).

"E' ancora tempo di pensare ad un nuovo Piano urbanistico provinciale - si è chiesto Carlo Daldoss aprendo il seminario - o bisognerà invece pensare ad un Piano di sviluppo territoriale sostenibile? Sono grandi temi con i quali il Trentino dovrà confrontarsi nei prossimi anni. Da questo convegno possono uscire interessanti spunti sui quali si dovrà costruire nel corso del 2018 una metodologia ma che negli anni successivi dovrà poi portare ad un modello di ridefinizione complessiva per il Trentino del futuro. Il nostro compito - ha proseguito l'assessore alla coesione territoriale, urbanistica ed enti locali - è quello di preparare il territorio a resistere alle discontinuità accidentali, prepararlo ad accogliere le sfide future ispirandoci ad un nuovo umanesimo, ad una urbanistica che metta al centro le persone, capace di avere la supremazia sulla tecnica e il tecnicismo. Se prima, al tempo del primo Pup, c'era un mondo da costruire, oggi c'è un mondo da gestire, sapendo che il futuro si gioca sulla capacità di coniugare lo sviluppo con l'uso ed anche il riuso del territorio, un'attenzione che oggi deve diventare il substrato per ogni decisione. Le cose - così ha concluso Daldoss - sono sempre cambiate e sempre cambieranno, sta a noi cogliere le opportunità del cambiamento, il mio auspicio è che lo si possa fare contando sul protagonismo dei territori e delle professioni, e dunque anche degli architetti, che caratterizzò del resto il Pup di Bruno Kessler".