Data 19/04/2007

Tfr: no ai fondi pensione, meglio l’azienda

Nel 90% dei casi gli extracomunitari preferiscono il datore di lavoro. Il dato è emerso nel corso di un seminario promosso da “Pontest. Una rete per l'inserimento degli immigrati"

TRENTO-Per decidere c'è tempo fino a giugno ma gli immigrati che lavorano nelle ditte artigiane in Trentino sembrano non avere dubbi: il loro Tfr lo lasceranno in azienda e non lo collocheranno nei fondi pensione. E quando finiranno di lavorare il gruzzoletto servirà a tornare a casa per passare una vecchiaia il più possibile serena. "Fino ad ora - afferma - Adriano Chinellato dell'Ente bilaterale dell’artigianato - si può dire che la tendenza è questa, in circa il 90% dei casi”.

“E questo vale – continua Chinellato – sia per quanto riguarda i nord africani che per chi arriva dall’est europeo. Il dato non comprende le ditte che operano in edilizia, ma tutte le altre dell’artigianato sì”. In provincia le aziende artigiane (escluse le edili) sono circa 2800 con 14mila addetti: il 20% è rappresentato da immigrati e la mobilità è forte, il 30%.
Di lavoro, opportunità per i lavoratori e le imprese, si è discusso ieri a Trento in un seminario proposto da Pontest. Una rete per l’inserimento degli immigrati, associazione temporanea di impresa alla quale partecipano Trentino School of Management, Camera di Commercio, Ente Bilaterale dell’Artigianato, Fondazione Kessler e Università. Gianluca Cepollaro di Tsm ha illustrato i progetti di studio e le azioni sperimentali in corso “che hanno lo scopo – ha detto – di dare degli strumenti per ridurre lo svantaggio patito dai lavoratori immigrati, specialmente quelli che provengono dall’est europeo, riguardo al loro inserimento nel mondo dell’impresa”.
E sono sostanzialmente la formazione e l’informazione, oltre al supporto tecnico, i nodi di cui si occupa Pontest. E fra poco partirà un corso gratuito di formazione per imprenditori e lavoratori immigrati sulla “gestione della diversità all’interno delle imprese”. Informazioni ed iscrizioni, entro il 2 maggio, alla Trentino School of Management, Palazzo Consolati, Via S. Maria Maddalena Trento (tel. 0461/883413). Informazioni sul sito internet www.pontest.it. “La formazione continua – sostiene Chinellato – è un aspetto fondamentale per poter declinare positivamente le proprie competenze ma anche per fare emergere il livello scolastico che, nel caso dei lavoratori immigrati, è contrassegnato da qualifiche medio alte, mediamente maggiori di quelle dei colleghi italiani. Inoltre, la formazione continua aiuta nella costruzione di una rete di diritti basati sul sapere e la conoscenza. Anche perché, da parte degli immigrati c’è una percezione della sicurezza sul lavoro completamente diversa rispetto agli italiani. Aspettano che il sistema fornisca loro le risposte”. Delle normative sull’immigrazione si è occupato Severino Nappi (Università Calabria). “Il tratto comune di vent’anni di politiche sull’immigrazione – ha affermato – è l’inadeguatezza delle risposte normative basate sul controllo degli ingressi. E’ un sistema contradditorio che spinge anche all’illegalità. La nuova bozza di legge una cosa dice chiaramente: l’immigrazione non è un fenomeno ma un dato strutturale, e come tale va affrontato”.