Data 09/11/2017

Un laboratorio di urbanistica. Il Trentino e il Pup del '67

Corriere del Trentino

Trento -  La capacità di immaginare responsabilmente e democraticamente lo sviluppo di un territorio ha fatto del Pup67 di Giuseppe Samonà uno strumento urbanistico ancora oggi in grado, a distanza di cinquant'anni dalla sua ideazione, di accompagnare le classi politiche e tecniche nel percorso di progettazione del Trentino del futuro. È quanto emerso da un confronto sulla pianificazione urbana provinciale, che ha ripercorso le tappe del piano urbanistico provinciale dal 1957 alla sua prima modifica, nel 1987, a un secondo adattamento, messo in piedi nel 2008. Al dibattito non sono mancate le menti del Pup67, Giampaolo Andreatta, l'umanista coordinatore del progetto e Sergio Giovanazzi, l'architetto che a soli 23 anni divenne coautore del Pup. I due hanno sottolineato l'importanza che, ancora nel 2017, ricopre il concetto di «unità insediativa», secondo Giovanazzi l'aspetto meno attuato del piano «perché spiegato nella relazione ma non incluso nelle norme d'attuazione». «Sono contrario alla mossa della Provincia - ha esordito Andreatta riferendosi all'intervento precedente dell'assessore Carlo Daldoss - di abolire o fondere i comuni. Non riesco a immaginare un insieme di case senza una figura di riferimento. Certi paesi, oggi senza parroco, medico e sindaco, sono diventati dei dormitori. La via da seguire politicamente, in Trentino, è quella delle unità insediative». In aggiunta a quella della sostenibilità, che coniughi «riuso e durabilità all'interno delle comunità». getto di Samonà. E Francesco Infussi, professore di progettazione urbanistica al Politecnico di Milano, ieri lo ha spiegato: «Il piano, proponendosi come patto condiviso, è stato in grado di affrontare l'imprevedibilità del futuro e l'incertezza dell'economia con flessibilità, adattando la modernità alla tradizione, dando ascolto ai bisogni dell'umanità e agendo sull'immaginario collettivo, sulle identità, per frenare l'esodo della popolazione dalle valli». Infatti, negli anni in cui Bruno Kessler e altri pilastri dell'autonomia Trentina, tra cui Beniamino Andreatta, ebbero l'intuizione politica di pensare alla modernizzazione e allo sviluppo economico attraverso il filtro di un nuovo piano urbanistico, il Trentino stava vivendo anni di crisi agricola e migrazioni. Ripensando la spazialità del territorio e dandogli una natura insediativa, il piano divenne il motore del turismo e dell'industria. Al Pup67 vennero fatte alcune modifiche: nel 1987 Franco Mancuso, a seguito delle alluvioni, introdusse vincoli di sicurezza ambientale; poi, nel 2008, la pianificazione fu rivista in un'ottica di sussidiarietà responsabile e valorizzazione del paesaggio. Ma è stato il modello di 50 anni fa, l'«utopia tecnicamente fondata» (così l'architetto Leonardo Benevolo descriveva il lavoro di Giuseppe Samonà) che partiva da una visione identitaria del territorio, a rendere il Trentino un laboratorio di urbanistica. In questo piano visionario, secondo Giampaolo Andreatta, si ritrovano gli spunti per «dare una nuova utopia al trentino». Future pianificazioni, secondo Susanna Serafini, presidente dell'Ordine degli architetti, «dovranno prendere in esame l'aspetto della demografia, il problema dell'invecchiamento della popolazione», ma anche «tendere l'orecchio ai cittadini e saper interpretare la realtà di montagna».