Data 26/06/2007

Vendere meglio il prodotto-Sanremo. Varnero: Muovendoci come 50 anni fa si va a fondo

Turismo presentata la ricerca della Trentino School Management. Gli operatori: “40 anni di ribalta tivù non hanno dato riscontro”
La Stampa

La vecchia Sanremo con il suo turismo ultracentenario ha ancora una forza.

Inaspettata. Lo dice il Censis, in una sua ricerca: Sanremo è, dopo Rimini e alla pari con Viareggio, la città più “percepita” come centro turistico nell'immaginario degli italiani, dopo le città d'arte tradizionali (Firenze, Venezia e Roma). E produce un fatturato di un miliardo e 200 milioni di euro l'anno con 22500 addetti al settore.

Numeri importanti. Allora tutto va bene? “No, se nel turismo, continuiamo a lavorare come 50 anni fa, rischiamo di andare a fondo. Fino a qualche anno fa mercato e domanda erano gli stessi e Sanremo ha potuto reggere alle trasformazioni, ma ora la competitività è tale che servono nuove politiche”, dice l'assessore alla promozione turistica Igor Varnero. Lo ha riaffermato ieri, all'hotel Nazionale, nel corso della presentazione della nuova ricerca sulla comunicazione turistica avviata dalla “Trentino School of Management” per conto del comune. Segue quelle, già effettuate, su turismo sportivo ed eventi. “Non si tratta – spiega Varnero – di studi accademici ma di ricerche di mercato vere e proprie che ci servono ad individuare gli indirizzi di politica turistica unitamente al lavoro dell’”osservatorio” che abbiamo avviato con l'Università di Genova i cui dati saranno resi noti a settembre”.

Va detto che la Sanremo del turismo – gli addetti ai lavori sia istituzionali che privati – non ha mostrato eccessivo entusiasmo, ieri, alla presentazione del rapporto. In tutto ci saranno state poco più di una ventina di persone. Decisamente poche. Ma l’argomento era interessante. Per capire, analizzate le caratteristiche del turismo cittadino con le prime due ricerche, come poterlo ora “vendere” con una comunicazione più efficace. Comunicazione che oggi, secondo i ricercatori, patisce alcune criticità: la bipolarità dell'immagine di Sanremo (città del lusso sullo stile-Montecarlo o città viva e giovane?) crea un po' di confusione; i tanti eventi, distribuiti in cinque aree (musica, cultura, fiori, gioco e sport) producono attenzione ma non sufficienti motivazioni per un viaggio a Sanremo; le linee della politica comunale non sono del tutto recepite dagli operatori; la città è debole come meta di destinazione per la scarsa presenza di Sanremo sui cataloghi dei tour operator italiani e per la sua assenza, quasi totale, da quelli dei tour operator stranieri; i suoi portali web sono solo una “vetrina” per la città, ma non commercializzano la sua offerta turistica. La ricerca ha raccolto anche i “mugugni” degli operatori sanremesi. Eccone alcuni: “II Festival dà prestigio, ma anche un'immagine frivola alla città”; “Sono 40 anni che la televisione picchia su Sanremo, ma non ha prodotto alcun riscontro”; “I fiori e il clima sono risorse non sufficientemente comunicate”; “Bisogna sfruttare di più la Pigna e l'entroterra”. “Ma questo rapporto dà indicazioni importanti – ha sottolineato Francesco Di Cesare, docente di marketing turistico all'Università di Venezia e responsabile scientifico della ricerca – Sanremo resta una destinazione importante e vive un momento di grande fermento. Ma il successo si costruisce con il prodotto. Gli eventi vanno bene, ma sono episodici e devono essere finalizzati alla costruzione di un prodotto permanente, leggibile ed acquistabile. E'un lavoro che richiede tempo e questa ricerca è un buon punto di partenza.