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Data di pubblicazione

20 Ottobre 2017

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«La maternità costa alle aziende come la canceUeria»

Mapelli: «Spesa dello 0,23%. Troppi pregiuclizi: il vero problema è raffaticamento organizzativo»

Trento Pregiudizi e maricanza di organizzazione. Sono questi i nodi da sciogliere per gli imprenditori quando si trovano ad affrontare la maternità in azienda. Perché il costo della maternità sulla spesa del personale incide appena dello 0,23%. Cruanto la cancelleria. A dirlo Adele Mapelli, consulente e formatrice, intervenuta al confronto «n rapporto tra la maternità e il lavoro». La ricerca presentata da Mapelli, su un campione di 41 responsabili e 146 lavoratrici madri, ha smontato il giudizio che le aziende muovono quando «preferiscono» un uomo a una donna sul posto di lavoro, ovvero che le donne con figli o con la previsione di averne «sono un costo per il bilancio aziendale». «Non è del tutto vero – dice Mapelli – la percezione spesso è dovuta ad un alibi che ci si costmisce, perché la maternità più che incidere sui costi vivi aziendali va a impattare suH’affaticamento organizzativo». In sostanza con la giusta dinamica aziendale, la maternità non può essere considerata un gap economico. A pesare sono innanzitutto i pregiudizi. «Abbiamo Consulente mostrato dei curriculum e deiAdele Mapelli le immagini ai dirigenti cam(Foto Rensi) I pionati – prosegue l’esperta – e a pari professionalità e performance una donna incinta o con figli è risultata meno brava, meno competente, meno affidabile». Ma c’è di più. Le madri che in azienda hanno dichiarato di voler continuare a investire sulla carriera sono state considerate inadeguate perché «dure, fredde, poco sensibili. Comunque si ponga una madre lavoratricedice ancora Mapelli – si va a scontrare con pregiudizi difficili da scardinare». Ma i costi della maternità ci sono e spesso sono proporzionali alle dimensioni aziendali, più un’impresa è piccola più le spese pesano. Anche se, a ben guardare, il costo della maternità è del 24% di ordine retributivo, il 56% è costituito dalla sostituzione della lavoratrice, dalle assenze non programmate (malattia del figlio), dai corsi di aggiornamento, dalla perdita dell’investimento professionale. «Voci gestibili – spiega la consulente – a patto che si intervenga sull’organizzazione. Sono necessari dialogo e chiarezza in un metodo integrato». Facile? No. Perché spesso neanche se ne parla, fino a quando non c’è il «problema maternità» da risolvere. «L’impresa deve pianificare la voce maternità prevedendo un programma di rientro e un piano di lavoro basato sulla flessibilità».

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