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Data di pubblicazione

16 Novembre 2012

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Laboratorio di idee per ragionare attorno al paesaggio

Il paesaggio è spazio o luogo? Categoria fisica, mentale o spirituale? Da quale punto di vista può, quindi, essere osservato? Che relazione ha con la storia di un territorio?

Le sue molteplici sfaccettature interpretative verranno scandagliate, con proposte di lettura ricche di spunti di analisi, da Futuro Presente, il “Laboratorio permanente sui Linguaggi contemporanei”. La comprensione dell’oggi passa, così, ancora una volta per Rovereto dove, dal 17 al 19 e il 22 novembre, nella sala conferenze del Mart, si rifletterà attorno al tema “Una certa idea di paesaggio. Cinema, letteratura, urbanistica”.

Nelle intenzioni degli organizzatori si tratta dell’anteprima di un confronto fra i diversi linguaggi della creatività contemporanea, che proseguirà in maniera più articolata nell’edizione primaverile del prossimo anno del festival, con l’apporto di istituzioni culturali, quali Mart, Mag di Riva del Garda e Università. Il tema, infatti, è di grande attualità ed è dibattuto anche in Trentino, come ha sottolineato ieri l’assessore Panizza, durante la presentazione della manifestazione alla stampa. “La nostra Provincia – ha detto – ha introdotto nuovi criteri di utilizzo del territorio con scelte indirizzate verso uno sviluppo sostenibile.

Ogni innovazione deve sempre essere coerente con la situazione storica e paesaggistica preesistente, perché non si verifichino interventi snaturanti. E’ quindi necessario cambiare visione culturale, ridefinendo i modelli di riferimento”. A questo riguardo, domenica 18, interverranno Mauro Gilmozzi e Ugo Morelli, presentando le strategie di scelta della Step, la Scuola per il governo del territorio e del paesaggio della Provincia di Trento, che con il Piano Urbanistico Regionale sta portando avanti azioni di sostegno del paesaggio e di valorizzazione delle Dolomiti, patrimonio Unesco.

A riflettere con la politica, con uno sguardo che non è esclusivamente territoriale, vengono chiamati cinema e letteratura, per la pluralità delle esperienze presentate con ottiche spesso inedite, ma fruibili anche da un pubblico di non specialisti. Fra i vari appuntamenti della rassegna ricordiamo, il 17 alle ore 14.30, l’intervento di Francesca Melandri che, con Eva dorme e Più in alto del mare (finalista al Premio Campiello), parla di terre di confine, protagoniste delle sue storie e non solo sfondo di vicende di esseri che si trovano a vivere “al margine”. Sempre il 17, dalle 16.00, Paolo D’Angelo e Manuel Orazi esploreranno il concetto di “paesaggio” nella storia del pensiero, mentre il filologo Ugo Dotti lo analizzerà dal punto di vista letterario, concentrando la sua attenzione su Francesco Petrarca e sulla sua moderna visione della natura.

La serata si concluderà con il reading di Vitaliano Trevisan, un monologo, tratto dal suo Tristissimi giardini, ambientato in una periferia urbana del Nord-Est, metafora dei problemi e delle contraddizioni dell’intero nostro Paese. Lunedì 19, alle 18 (e non alle 20.30 come indicato sul programma), Andrea Segre e Marco Paolini, attualmente impegnati in Val dei Mochen. i per le riprese de “La prima neve”, ci accompagneranno “dietro il paesaggio”, perché ogni territorio, con la sua storia pregna di suggestioni, condiziona, costruendola, la vita di chi lo abita. Giovedì 22 sarà la volta di Gilles Clément, il rivoluzionario paesaggista-filosofo, designer di straordinari giardini.

I suoi saggi, fra i quali “Manifesto del terzo paesaggio” e “Il giardiniere planetario”, hanno gettato le basi per nuove interpretazioni del paesaggio visto non come un progetto costruito a priori (e quindi “costretto” da vincoli), ma come il risultato di diversità integrantisi fra di loro, in nome della libertà della natura, e da preservare.

Per quanto riguarda i film, sabato 17 alle 11 “Unfinished Italy”, di Benoit Felici, propone un viaggio attraverso l’Italia alla scoperta delle architetture incompiute: non mostri, ma “opere” di grande fascino. “Piccola Terra”, di Michele Trentini e Marco Romano, e “Rumore bianco”, di Alberto Fasulo, sono dedicati al rapporto uomo e territorio e a come questo sia cambiato nel tempo.
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