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16 Giugno 2006

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L’arte? Una questione complessa. Al via -I am you are me-, seminario sulla mente al Mart di Rovereto

Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace: è un’affermazione che sentiamo spesso, così come ci capita di affermare che la bellezza è negli occhi di chi guarda. Ebbene, pare proprio che queste idee di senso comune debbano lasciare il posto a considerazioni più appropriate per comprendere il nostro rapporto con la bellezza.

 

Quella che chiamiamo esperienza estetica – e che ci lega a volte per ore a un’opera d’arte visiva, a una sinfonia o a un brano musicale, che ci spinge a teatro o ci tiene incantati di fronte a un tramonto o ad un paesaggio – non sembra essere solo una preferenza di chi guarda. Allo stesso tempo, quando siamo attratti da una persona, ancora una volta non stiamo facendo tutto da soli. Non solo nel senso che esiste anche l’altra o l’altro, ma anche perché partecipiamo di una relazione e siamo all’interno di un contesto che influenza le nostre preferenze. Quando parliamo di esperienza estetica, perciò, si tratta soprattutto di ‘un’esperienza relazionale e non solo individuale. Per capirla va meglio il binocolo che il cannocchiale. Quello che succede quando uno guarda un quadro, si capisce meglio se si considera contemporaneamente sia colui che guarda, sia il quadro, l’atto dell’artista e il contesto in cui tutto avviene. La varietà delle esperienze tende all’infinito; ognuno di noi fa diverse esperienze perfino della stessa opera d’arte. Ma esiste un’unità di base, una dimensione fondativa che possa permettere di comprendere meglio il nostro rapporto con la bellezza e la nostra esperienza estetica?

 

Per cercare di rispondere a questa e ad altre domande, un gruppo ampio e articolato di importanti studiosi si incontreranno oggi e domani a Rovereto, presso la Sala Conferenze del Mart. Si tratta dell’incontro annuale sulla complessità contemporanea organizzato per la terza volta all’interno del «Master of Art and Culture Management» di Trento school of Management. Le attività di studio e applicazione del corso annuale di alta formazione, giunto alla terza edizione, prevedono che gli allievi, tutti laureati, si impegnino a preparare e convocare un seminario di studio su un tema di particolare rilievo, con il sostegno della direzione del Master e del corpo docente.

 

Quest’anno il tema è «La natura della relazione tra arte e scienza», mentre il titolo è: «Iam you are me». Non si tratta di un errore di scrittura né di uno scioglilingua. Lo scopo dell’incontro è, infatti, proprio quello di esplorare la relazione tra noi e gli altri e i modi in cui ci definiamo e diventiamo quello che siamo nelle relazioni.

 

Recenti contributi e scoperte delle neuroscienze hanno messo in evidenza l’esistenza di basi naturali che, a livello cerebrale, fondano la nostra esperienza. In particolare hanno mostrato che noi esseri umani siamo naturalmente relazionali e su quelle relazioni costruiamo la nostra stessa individuazione.

 

Questa prospettiva di ricerca, che a Rovereto verrà presentata da Vittorio Gallese dell’Università di Parma, rappresenta una base importante per comprendere la nostra mente, i modi in cui si è evoluta e indicare una strada per capire meglio la nostra stessa esperienza estetica. In base a questo orientamento si può infatti sostenere che la mente umana e le sue esperienze estetiche possono essere considerate emergenze della nostra storia evolutiva. Telmo Pievani, uno dei più importanti e giovani studio si dell’evoluzione dal punto di vista della filosofia della scienza, dialogherà con questa ipotesi, coadiuvato da discussant di particolare competenza scientifica. La possibilità di comprendere le caratteristiche naturali dell’esperienza estetica deve fare i conti con due problemi. Il primo riguarda la visione idealistica della bellezza e dell’arte che porta a pensare che l’arte sia «qualcosa di più» dell’esperienza umana. Il secondo rischia invece di ridurre la comprensione,dell’arte una sola questione biologica e chimica. Entrambi i problemi possono essere affrontati se si considera una certa idea dell’uomo e il fatto che come esseri umani siamo frutto dell’evoluzione naturale, ma ci distinguiamo per le nostre capacità creative e simboliche, per il linguaggio e l’estetica. L’esperienza estetica può allora essere vista come una delle manifestazioni più elevate della nostra tensione a esprimere noi stessi e a trascendere l’esistente.

Proprio questi aspetti evolutivi e psicologici allo stesso tempo verranno approfonditi a Rovereto da Luigi Boccanegra e Gianluca Bocchi insieme ai discussant del secondo forum dell’incontro di studio. Oltre ad affrontate le questioni relazionali, naturali e psicologiche del rapporto tra arte e scienza, non si potevano non considerare le questioni più strettamente legate alla dimensione pubblica dell’arte e dell’estetica.

 

L’arte non è infatti solo un’esperienza individuale, ma è anche un fenomeno collettivo. Essa svolge una fondamentale funzione sociale ed è uno degli indicatori più importanti della civiltà umana. Un grande artista italiano contemporaneo come Michelangelo Pistoletto affronterà questo tema insieme a Massimo Egidi, l’ex rett9re dell’università di Trento noto studioso di economia, e ai discussant del terzo forum.

 

Insieme alle attività collaterali come il cinema e le performance di giovani artisti, il bookshop e una mostra fotografica sulle trasformazioni della città di Berlino (realizzate dagli studenti del Master), l’evento si configura come un’occasione importante per riflettere sulla nostra natura, sul nostro essere relazionale su quelle  straordinarie e umane esperienze che sono l’arte e la bellezza.

 

Carlotta LombardoNon è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace: è un’affermazione che sentiamo spesso, così come ci capita di affermare che la bellezza è negli occhi di chi guarda. Ebbene, pare proprio che queste idee di senso comune debbano lasciare il posto a considerazioni più appropriate per comprendere il nostro rapporto con la bellezza.

 

Quella che chiamiamo esperienza estetica – e che ci lega a volte per ore a un’opera d’arte visiva, a una sinfonia o a un brano musicale, che ci spinge a teatro o ci tiene incantati di fronte a un tramonto o ad un paesaggio – non sembra essere solo una preferenza di chi guarda. Allo stesso tempo, quando siamo attratti da una persona, ancora una volta non stiamo facendo tutto da soli. Non solo nel senso che esiste anche l’altra o l’altro, ma anche perché partecipiamo di una relazione e siamo all’interno di un contesto che influenza le nostre preferenze. Quando parliamo di esperienza estetica, perciò, si tratta soprattutto di ‘un’esperienza relazionale e non solo individuale. Per capirla va meglio il binocolo che il cannocchiale. Quello che succede quando uno guarda un quadro, si capisce meglio se si considera contemporaneamente sia colui che guarda, sia il quadro, l’atto dell’artista e il contesto in cui tutto avviene. La varietà delle esperienze tende all’infinito; ognuno di noi fa diverse esperienze perfino della stessa opera d’arte. Ma esiste un’unità di base, una dimensione fondativa che possa permettere di comprendere meglio il nostro rapporto con la bellezza e la nostra esperienza estetica?

 

Per cercare di rispondere a questa e ad altre domande, un gruppo ampio e articolato di importanti studiosi si incontreranno oggi e domani a Rovereto, presso la Sala Conferenze del Mart. Si tratta dell’incontro annuale sulla complessità contemporanea organizzato per la terza volta all’interno del «Master of Art and Culture Management» di Trento school of Management. Le attività di studio e applicazione del corso annuale di alta formazione, giunto alla terza edizione, prevedono che gli allievi, tutti laureati, si impegnino a preparare e convocare un seminario di studio su un tema di particolare rilievo, con il sostegno della direzione del Master e del corpo docente.

 

Quest’anno il tema è «La natura della relazione tra arte e scienza», mentre il titolo è: «Iam you are me». Non si tratta di un errore di scrittura né di uno scioglilingua.

 

Lo scopo dell’incontro è, infatti, proprio quello di esplorare la relazione tra noi e gli altri e i modi in cui ci definiamo e diventiamo quello che siamo nelle relazioni. Recenti contributi e scoperte delle neuroscienze hanno messo in evidenza l’esistenza di basi naturali che, a livello cerebrale, fondano la nostra esperienza. In particolare hanno mostrato che noi esseri umani siamo naturalmente relazionali e su quelle relazioni costruiamo la nostra stessa individuazione.

 

Questa prospettiva di ricerca, che a Rovereto verrà presentata da Vittorio Gallese dell’Università di Parma, rappresenta una base importante per comprendere la nostra mente, i modi in cui si è evoluta e indicare una strada per capire meglio la nostra stessa esperienza estetica. In base a questo orientamento si può infatti sostenere che la mente umana e le sue esperienze estetiche possono essere considerate emergenze della nostra storia evolutiva. Telmo Pievani, uno dei più importanti e giovani studio si dell’evoluzione dal punto di vista della filosofia della scienza, dialogherà con questa ipotesi, coadiuvato da discussant di particolare competenza scientifica. La possibilità di comprendere le caratteristiche naturali dell’esperienza estetica deve fare i conti con due problemi. Il primo riguarda la visione idealistica della bellezza e dell’arte che porta a pensare che l’arte sia «qualcosa di più» dell’esperienza umana. Il secondo rischia invece di ridurre la comprensione,dell’arte una sola questione biologica e chimica. Entrambi i problemi possono essere affrontati se si considera una certa idea dell’uomo e il fatto che come esseri umani siamo frutto dell’evoluzione naturale, ma ci distinguiamo per le nostre capacità creative e simboliche, per il linguaggio e l’estetica. L’esperienza estetica può allora essere vista come una delle manifestazioni più elevate della nostra tensione a esprimere noi stessi e a trascendere l’esistente.

 

Proprio questi aspetti evolutivi e psicologici allo stesso tempo verranno approfonditi a Rovereto da Luigi Boccanegra e Gianluca Bocchi insieme ai discussant del secondo forum dell’incontro di studio. Oltre ad affrontate le questioni relazionali, naturali e psicologiche del rapporto tra arte e scienza, non si potevano non considerare le questioni più strettamente legate alla dimensione pubblica dell’arte e dell’estetica.

 

L’arte non è infatti solo un’esperienza individuale, ma è anche un fenomeno collettivo. Essa svolge una fondamentale funzione sociale ed è uno degli indicatori più importanti della civiltà umana. Un grande artista italiano contemporaneo come Michelangelo Pistoletto affronterà questo tema insieme a Massimo Egidi, l’ex rett9re dell’università di Trento noto studioso di economia, e ai discussant del terzo forum.

 

Insieme alle attività collaterali come il cinema e le performance di giovani artisti, il bookshop e una mostra fotografica sulle trasformazioni della città di Berlino (realizzate dagli studenti del Master), l’evento si configura come un’occasione importante per riflettere sulla nostra natura, sul nostro essere relazionale su quelle  straordinarie e umane esperienze che sono l’arte e la bellezza.

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