Press > 04 settembre 2003

Una scuola per i manager culturali. I corsi al MART

I corsi al Mart: un master radicato nella comunità - di Gigi Zoppello

In Trentino la cultura sta acquistando peso: traino per l’industria turistica, sostenuto da ingenti finanziamenti pubblici, è spesso in mano a brillanti organizzatori. Ma manca di managerialità. L’apertura del polo del Mart a Rovereto, una vera «industria» culturale per bilancio e mole di attività, rappresenta la prima sfida. ma anche un’opportunità.

Per questo nasce in Trentino il primo master post-laurea in «Art and Culture Management». È una delle offerte della tsm (Trento School of Management), ed avrà sede nel capoluogo. Ma le attività si terranno al Mart di Rovereto, anche con l’appoggio convinto della municipalità roveretana. Il progetto verrà presentato oggi alla presenza delle massime autorità provinciali. Noi abbiamo riunito attorno a un tavolo, in questo «forum» del giornale L’Adige, i principali attori e protagonisti di questa nuova iniziativa formativa. Sono il professor Ugo Morelli (dell’Università di Venezia), il professor Enrico Zaninotto (Università di Trento), il sindaco di Rovereto Roberto Maffei, il direttore dell’area marketing di Trentino spa Maurizio Rossini, il presidente dell’Accademia di Commercio e Turismo Adriano Dalpez.   La prima domanda: perché una scuola di management della cultura? Iniziative così stanno sorgendo un po’ ovunque, ce n’era bisogno? Zaninotto: Master di ogni tipo stanno sorgendo ovunque, ed è un po’ frutto della riforma universitaria, che dà alle università la possibilità di creare master di specializzazione.

Anche nel settore dell’arte e della cultura c’è una certa diffusione di queste iniziative. Ma noi siamo fiduciosi: innanzitutto perché vi è una domanda molto alta di specialisti nel settore. Il settore culturale è uno di quelli in cui si è fatto molto poco per creare management. Vi lavora gente brillante, ma oggi il patrimonio culturale va gestito come un vero patrimonio. Non dico per farne profitto, ma come manutenzione del suo valore. Vi sono oggi molti tecnici, e capacissimi, ma che mancano di strumenti adeguati. Inoltre, la Tsm ha una sua specificità: nasce dall’incontro fra l’Università di Trento e le forze economiche e istituzionali della Provincia. Inoltre, nasce a Rovereto e in stretta collaborazione con Rovereto e il Mart, che è una delle realtà più importanti in Italia. Eco: vogliamo produrre management della cultura, ma non «in casa», bensì in connessione col territorio. Dalpez: Si realizza un «sistema » che viene da 20 anni di esperienza dell’Accademia di commercio e turismo. Noi pensiamo sia la scuola giusta per inserirsi in questo territorio, caratterizzato dalla mancanza di «distretti», di settori che dominano su altri. È un bene, perché così si reagisce meglio e si governano i processi di congiuntura. Ma, ad esempio, questo genera problemi alla formazione, nell’individuare i settori di vocazione. Nel campo di arte e cultura, la proposta segue una riflessione ed un impegno che in Trentino hanno trovato molto coraggio propositivo. Le valutazioni del comitato scientifico di altissimo livello della Tsm hanno individuato questa strada. E il master nasce con il riconoscimento importante della città di Rovereto e del Mart. Zoppello: Però la scuola avrà sede a Trento, nel palazzo Consolati della famiglia Lunelli, affittato dall’Università... Rossini: La sede sarà a Trento, ma le attività formative si svolgono al Mart di Rovereto.

Maffei: È una proposta che si sposa perfettamente con la vocazione della nostra città. Anche gli «stati generali» hanno individuato nei settori della cultura e della produzione i filoni forti. Questa proposta offre un’occasione unica per addestrarsi in un ambiente consono, che è quello del Mart. E noi sosteniamo l’iniziativa con il nostro apporto finanziario. Zoppello: Quanto avete stanziato? Maffei: Una prima tranche di 150 mila euro. In tutto, saranno 300 mila euro, oltre allo spazio logistico offerto dentro il Mart. Se lo sapevamo prima, l’avremmo fatto più grande! Morelli: Ponendoci nell’ottica di un giovane laureato, che deve integrare la formazione di base che ha avuto dall’università, ci possiamo chiedere: perché questo master? Ci sono almeno tre risposte. La prima, riconoscere che è in atto un processo diffuso di dematerializzazione, e che il campo d’azione è oggi il simbolico, l’immaginario. E noi ne teniamo conto: offriamo ai giovani laureati, accanto a settori rilevanti, anche un investimento di ricerca in un’area della società alla quale si dà sempre più attenzione. E nella quale si avverte il bisogno di una sistemazione. C’è inoltre il rapporto localeglobale. Che significa, oggi, per il Trentino, arte e cultura? Significa attenzione a uno sviluppo leggero, innovativo, in cui le realtà locali si possono connettere ai grandi flussi globali. Il Mart è così, o meglio: dovrebbe essere così, se vuole funzionare. Inoltre, questo master è un’opportunità per i giovani: una offerta formativa di alto livello, connessa con i grandi flussi globali. Inoltre, il Trentino è elemento attrattore: nel senso della competizione fra corsi, sappiamo che «studiare a Trento è bello», ed è già così con l’ateneo. Infine, con questo master diamo ai giovani la possibilità di fare una scuola-laboratorio, studiare arte e cultura in un ambiente in cui arte e cultura si fanno davvero. Zoppello: Diamo qualche informazione ai ragazzi che volessero iscriversi: quanto costa? Dove trovano casa? Dove mangiano? Rossini: La retta è di 5.700 euro l’anno, il corso è limitato a 30 iscritti anche se il primo anno probabilmente ne avremo di meno. C’è la possibilità di ottenere delle borse di studio per la frequenza, ed anche un «prestito d’onore» che abbiamo studiato con l’appoggio e la disponibilità della Cassa Centrale delle Casse Rurali del Trentino. Inoltre, stiamo attivando una convenzione con l’Opera Universitaria per quello che riguarda alloggi e mense. Zoppello: i vostri studenti troveranno poi lavoro? Zaninotto: Rendiamoci conto che oggi trovare un lavoro, per un laureato, non è un problema. La domanda, in Trentino, supera l’offerta. Il problema è trovare un posto qualificato e competente. Altro problema è che le istituzioni culturali sono quasi tutte pubbliche, e quindi alle prese con problemi per le assunzioni, gli organici e le sofferenze di bilancio. Ma si sta ampliando tutto un mondo economico legato alla cultura, con largo spazio per iniziative private. Penso ad associazioni, consulenti che lavorano nella cultura senza essere dipendenti, senza contare che lo studio del management è una spinta alla creazione di imprese culturali ex novo. Qui il problema non è trovare lavoro, ma creare imprenditorialità. Ecco, da questo master, non ci si aspetti però di venire assunti in un museo. Zoppello: Sarà un master «tecnico»? Zaninotto: Questo progetto nasce a stretto contatto con i tecnici. Spesso, oggi, si assiste a una frattura fra apparto manageriale e tecnici. Lo vediamo, ad esempio, nella sanità, dove l’ingresso di manager -è visto come invasione di campo dagli operatori, siano medici o paramedici. Il manager che conosce da vicino gli aspetti tecnici, aiuta a ridurre la frattura. E questo altrove gli studenti non lo trovano, mentre qui, lavorando al Mart, vi sarà uno scambio continuo. Rossini: Vi è un intreccio di sensibilità: il management segna la qualità dell’offerta. E non dimentichiamo che chi sa gestire bene il management culturale, non avrà nessuna difficoltà a essere manager di altre realtà, anche produttive. Infatti, non c’è vincolo all’accesso dal percorso universitario: al master della Tsm si possono iscrivere tutti i laureati. Maffei: Lo vediamo bene, ad esempio con i festival roveretani, da Oriente Occidente al Mozart, che sono nati dal volontariato ma che oggi sono realtà che hanno bisogno di capacità gestionali. Zoppello: con i gravi vincoli della legge provinciale 12, che è antiquata e non flessibile... Zaninotto: Oggi le iniziative culturali hanno bisogno di managerialità intelligente.

Qualcuno che sappia come si fa un business plan, un piano di controllo e di verifica, che conosca la comunicazione, senza frustrare l’inventiva e la spontaneità del volontariato. Zoppello: vi aspettate una prevalenza di studenti trentini o da fuori provincia? Dalpez: È chiaro che prevarrà l’appeal del Trentino. Qui vengono tutti a studiare volentieri, si sta bene e l’offerta è di alto livello. Io credo che il problema che avremo sarà l’opposto: trovare giovani talenti trentini. Rossini: L’obiettivo è di attrarre ragazzi trentini e non. Infatti sono già programmati quattro incontri di presentazione in altrettante grandi università italiane. Zoppello: E i docenti? Morelli: Abbiamo previsto dieci aree tematiche di insegnamento, dalla psicologia alla comunicazione. Per ognuna c’è un responsabile di area, che copre almeno metà delle ore di insegnamento. Ogni responsabile di area ha scelto poi docenti di livello internazionale e che abbiano percorsi altamente innovativi. Direi: il meglio che c’è in Italia. Parlo di docenti dal Cnr, dall’università di Venezia, da Economia di Trento, esperti in tecnologie applicate... un corpo docente di circa 60 persone a cui si affiancano manager e testimoni di livello europeo. Ad esempio, il direttore del Beaubourg, il responsabile della sezione arti visive della Biennale, il direttore della Macro Danilo Eccher, il responsabile Unesco per il «patrimonio dell’umanità» professor Pietro Laureano. Morelli: Una delle chiavi, è la critica al managerialismo. Uno dei grandi problemi di efficienza è stato quello di introdurre il manager dell’industria - improntato spesso al ''rambismo'' - nella cultura pensando che avrebbe funzionato. Non è andata proprio così: la tecnica non è disgiunta dall’oggetto del marketing. Una cosa è trattare un bene riproducibile, un’altra trattare un bene non riproducibile come la cultura. Qui sta la modernità di concezione: competere con progetti più «tradizionali ». Zaninotto: Non abbiamo la pretesa di essere il meglio, abbiamo usato un modello molto umile: quello di un approccio diverso, molto vicino agli operatori, senza interventi basati sulla sicumera.

Con l’umiltà di dialogare e cambiare, se necessario. Rossini: Quello che vogliamo è creare una vera scuola, una comunità che vive all’interno della scuola per fare formazione degli studenti, ma anche di chi sta fuori da questi ambiti. Il Trentino è un «laboratorio vivo» con cui interfacciarsi. Anche in una rete internazionale di soggetti, da Barcellona a Madrid, con i quali i ragazzi possano confrontarsi.


La scheda: cos’è tsm. Trenta studenti sessanta «prof»   Il «Master of Art and Culture Management» della Trento School of Management (tsm) è un corso annuale post-laurea. Si rivolge a laureati di ogni disciplina. La sede della scuola sarà a Trento ma i corsi si terranno presso il Mart di Rovereto. Sono ammessi, previa selezione, 30 partecipanti. Il corso è nato da una partnership fra Camera di Commercio, Università degli studi di Trento, Fondazione cassa di Risparmio, con il contributo della Provincia autonoma di Trento, del Comune di Rovereto, del Mart. Le prime selezioni di candidati si terranno il 7 e 8 novembre. Il master avrà inizio il 19 novembre. 2003 Inizio del Master. Le lezioni ed esercitazioni dureranno fino a luglio. In agosto e novembre 2004 si terranno gli stage in Italia o all’estero. Per partecipare alle selezioni i candidati devono inviare la domanda di ammissione al Master entro il 31 ottobre 2003.

Il Master richiede un impegno a tempo pieno, con obbligo di frequenza sia per le attività in aula, sia per quelle in azienda. Le attività formative in sede si svolgono dal lunedì al venerdì con orario 9- 13 e 14-18. La frequenza al Master è agevolata da finanziamenti dei partner di tsm-Trento School of Management e della Provincia Autonoma di Trento. Rimane a carico dello studente una quota di 5.700,00 euro (IVA inclusa).