Deontologia e buon andamento della pubblica amministrazione
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Deontologia e buon andamento della pubblica amministrazione

a cura di Mauro Marcantoni Riccardo Salomone Fulvio Cortese

Quarta di copertina

Il volume – che nasce da un'iniziativa seminariale, frutto di una collaborazione tra la tsm-Trentino School of Management, l'IISA-Istituto Italiano di Scienze Amministrative e la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Trento – si propone di indagare quale sia, anche in chiave di riforma, il valore aggiunto della deontologia per il raggiungimento, da parte dei “professionisti” pubblici, di obiettivi sfidanti e di risultati produttivi  efficienti. Questo profilo viene approfondito sia con riguardo al rapporto tra deontologia e singole prestazioni che connotano alcune specifiche figure professionali (il manager pubblico, il magistrato, il medico, l'insegnante, ecc.), sia con riferimento alle influenze che il tema deontologico può esercitare, complessivamente, sulla struttura nella quale si inseriscono le prestazioni rese dai singoli. Muovendo dai rilievi e dalle sollecitazioni proposte da un breve position paper, protagonisti dei settori di volta in volta considerati e discussant del mondo accademico si confrontano in un dialogo che rende tanto più visibile l'importanza del dibattito deontologico per qualunque prospettiva di modernizzazione della pubblica amministrazione.

Prezzo: 18,00
Contributi: Toniatti Roberto De Nardi Sandro Casonato Carlo Fracchia Fabrizio Gardini Gianluca Mancinelli Carlo Melchionda Alessandro Mainardi Sandro.
Angeli Franco

Prefazione

 

Prima Parte

DEONTOLOGIA E PROFESSIONALS PUBBLICI. TESTIMONIANZE

 

Introduzione, di Mauro Marcantoni

1. Riflessioni per il dibattito, di Fulvio Cortese e Riccardo Salomone

1.1. Il tema e la struttura della discussione

1.2. Perché discutere di deontologia?

1.3. Deontologia, pubbliche amministrazioni e professionals

2. Ordine pubblico e sicurezza, di Francesco Famiglietti

3. Giustizia, di Arianna Busato

4. Sanità, di Luciano Flor

5. Management pubblico, di Claudio Bortolotti

6. Educazione, di Beatrice de Gerloni

7. Deontologia e etica della pubblica amministrazione, di Paola Molignoni » 60

 

Seconda Parte

ESPERIENZE DEONTOLOGICHE E LETTURE CRITICHE. L'OPINIONE DEGLI STUDIOSI

Introduzione

di Mauro Marcantoni

L'introduzione agli atti di questo seminario non può prescindere da un ragionamento preliminare sull'importanza che oggi rivestono la deontologia e l'etica, per l'agire amministrativo.

Per comprendere come queste siano dimensioni irrinunciabili per spiegare e condurre l'azione della Pubblica Amministrazione, occorre partire dalla complessità dell'oggi. La complessità del fare Amministrazione nel mondo di oggi.

Le ragioni della accennata complessità sono più d'una.

Innanzitutto, la p.a. si rapporta ormai ad un mondo globale che non è più il territorio nel quale fisicamente si trova ad operare. Relazionarsi al mondo globale attuale richiede una capacità che va oltre la buona gestione corrente della p.a.: non si può più non pensare i singoli servizi rapportandoli ad una realtà più ampia ed avendo la consapevolezza che, ad esempio, in settori come quello sanitario, si debba oggi ragionare in termini di rete più estesa rispetto al proprio territorio, soprattutto con riferimento alle strutture ad alta specialità.

In seconda battuta occorre considerare l'affermazione, nel secolo scorso, dei diritti sociali sanciti anche dalla prima parte della nostra Costituzione e che sono ormai un dato acquisito ed irrinunciabile. Diritti quali salute, istruzione, lavoro, rappresentano obiettivi che richiedono processi di realizzazione molto complessi, all'interno dei quali, oggi, la macchina pubblica deve agire unitariamente a ciò che la circonda: la comunità, il mondo economico.

Ciò rende ulteriormente complesso fare amministrazione.

A questo si va a sommare il fatto che l'attuale modello di Stato non è più quello dello Stato sovrano che si rapporta in via gerarchica ai cittadini, quanto piuttosto di uno “Stato sistema” all'interno del quale contano le singole soggettività e le diverse reti di aggregazione di interessi.

La forte soggettualità aumenta di conseguenza la rilevanza e la centralità dei comportamenti dei singoli. Ciò è ribadito anche dalla inevitabile constatazione della ripetitività dei concetti di fondo delle riforme degli ultimi vent'anni.

Se le riforme replicano gli stessi propositi è perché ciò che non è mutato, o almeno non abbastanza, sono infatti i comportamenti e una cultura di fondo in parte ancora formalista, che resiste nella azione della Pubblica amministrazione.

Una ulteriore complicazione dell'azione delle p.a. oggi, è rappresentata ancora dalla combinazione di due fattori: l'innovazione tecnologica e le dinamiche di mercato. Fattori che non possono non condizionare l'agire della p.a., che non può più concepire se stessa in modo avulso dal contesto che la circonda, perché quel contesto pullula di nuovi stakeholder e dimensioni fino ad ora trascurate, ma che possono aprire scenari nuovi anche per la Pa.

Infine non si può che fare riferimento alla crisi economica ed alla conseguente e progressiva contrazione delle risorse a disposizione delle amministrazioni, circostanza che impone oggi di selezionare spese e progetti ed in ultima istanza, quindi, di operare delle scelte.

Per operare scelte sono però necessari criteri qualitativi che forse le norme che si sono susseguite negli ultimi anni a determinare ogni aspetto della vita dell'Amministrazione, finanche quelli relativi alla gestione ed al risultato, non possono interpretare una volta e per sempre.

Spesso in Italia si è pensato infatti che la norma fosse la risposta ad ogni problema: la norma fatica però a rincorrere la complessità della quale si parlava, poiché la complessità in quanto tale non può essere compresa. L'eccessiva normazione, la ricerca di dettagliare quello che non si può dettagliare, come ad esempio i comportamenti, rende evidente come il ragionamento vada oggi ribaltato.

Lo sforzo estremo di normare tutto, di dettagliare tutto, ha finito per deresponsabilizzare chi opera nella p.a. e per distogliere dal raggiungimento del risultato, che è il vero obiettivo dell'agire amministrativo.

Ciò è prova del fatto che il diritto non arrivi in tutte le maglie fitte della complessità sociale, economica, culturale e relazionale.

Ecco che in questo quadro l'etica e la deontologia possono quindi davvero rivestire un ruolo fondamentale in futuro, come criterio guida per l'agire amministrativo. Rapportandosi all'etica in tal senso, il pensiero di Schopenhauer e altri filosofi che hanno contestualizzato la ricerca di bene-male nel dare valore collettivo ai comportamenti, si attaglia bene a quanto si intende esprimere qui.

Vi è oggi anche quando si riflette sulla p.a., il bisogno di essere consapevoli di quali siano le caratteristiche di un mondo talmente complicato da non potere essere semplificabile.

Etica e deontologia diventano così strumenti attraverso i quali costruire l'agire della nuova p.a., consapevole del contesto in cui vive ed opera e sui quali è necessario interrogarsi, come di seguito si farà.