Family audit: la certificazione familiare aziendale
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Family audit: la certificazione familiare aziendale

Analisi di impatto

a cura di Luciano Malfer Caterina Cittadino Mariangela Franch Riccardo Prandini

Quarta di copertina

Le risorse umane sono un elemento sempre più strategico per il successo dell'impresa, ma il conflitto tra vita professionale e vita privata è una minaccia alla salute e al benessere delle persone e allo sviluppo dell'impresa. Una gestione d'impresa lungimirante sotto il profilo della conciliazione tra lavoro e vita privata può aumentare la capacità dell'azienda di attrarre personale qualificato, ridurre l'assenteismo e i congedi per malattia, rafforzare il legame tra i dipendenti e l'impresa, contribuendo a migliorare la produttività, a ridurre i costi di turn-over e di ricerca del personale e a diminuire lo stress psico-fisico del personale. Tutto questo genera effetti positivi complessivi che migliorano le performance finanziarie e quindi il valore generato a favore degli azionisti. La Provincia autonoma di Trento ha licenziato lo standard Family Audit che costituisce uno strumento di certificazione volontaria aziendale, volto a promuovere un nuovo approccio culturale sulle tematiche della conciliazione famiglia-lavoro, nell'ottica della responsabilità sociale d'impresa, e introduce un tema inedito all'interno dei sistemi di certificazione aziendale. La presente pubblicazione esplora, con dati interessanti, le tematiche dell'impatto prodotto dallo standard sull'azienda e sui lavoratori. 

Prezzo: 40,00
Angeli Franco

Introduzione, diCaterina Cittadino

Presidenza del Consiglio dei Ministri. Capo Dipartimento per le Politiche della Famiglia

Introduzione, diUgo Rossi

Presidente della Provincia Autonoma di Trento

 

Parte prima. CONTRIBUTI

1. Conciliazione tra vita professionale e vita familiare: governance, sviluppo locale e audit aziendale, di Luciano Malfer

1.1. Governance e sviluppo locale

1.2. L'audit familiare: benessere organizzativo e produttività aziendale

2. Il Family Audit strumento potenziale per facilitare la conciliazione, l'efficienza e la redditività delle organizzazioni di Mariangela Franch

2.1. Le certificazioni e il miglioramento della performance aziendale

2.2. Le caratteristiche strutturali delle organizzazioni che hanno avviato il processo di certificazione Family Audit

2.3. Gli effetti positivi degli investimenti in conciliazione

2.4. Bibliografia di riferimento

3. Un bilancio della sperimentazione dell'articolo 9 della legge 53 del 2000. Ripartire dalla ratio della norma, per liberarla da fraintendimenti e attese mal riposte di Francesca Petrossi

 

Parte seconda. L'INDAGINE CAMPIONE SULLE DICIOTTO AZIENDE TEST

1. Il coinvolgimento nella ricerca delle 18 organizzazioni trentine partecipanti alla prima sperimentazione dello standard Family Audit, di Lucia Claus

2. Dispositivi di conciliazione famiglia-lavoro e generazione di benessere relazionale: un'indagine sui dipendenti e le loro famiglie, di Riccardo Prandini, Elena Macchioni e Vincenzo Marrone

2.1. Il disegno della ricerca

2.2. Committente

2.3. I dispositivi di conciliazione

2.4. Analisi monovariata

2.5. Area del dipendente

2.6. Area del partner

3. Analisi bivariata. L'impatto delle misure di Family Audit sul benessere dei dipendenti

3.1. I benefici prodotti dalle misure di Family Audit nella sfera personale del dipendente

3.2. I benefici prodotti dalle misure di Family Audit nella sfera lavorativa del dipendente

3.3. I benefici prodotti dalle misure di Family Audit nella sfera familiare del dipendente »

3.4. Percezione del benessere personale, familiare e lavorativo del dipendente riferita alle sue caratteristiche personali

3.5. Dai benefici percepiti alle logiche di generazione di benessere

3.6. Come varia la percezione del benessere del dipendente in funzione dell'utilizzo delle misure di conciliazione famiglia-lavoro

4. I fattori incidenti sul benessere familiare secondo il parere dei partner

4.1. Introduzione

4.2. La percezione del miglioramento delle relazioni familiari e le variabili personali dei partner

4.3. In che modo i benefici percepiti dal dipendente, dopo l'utilizzo delle misure di Family Audit, arrivano alla famiglia?

5. Conclusioni

5.1 La rilevanza teorica e pratica della ricerca: sua originalità e risultati principali

 

Parte terza. IL MASTER SULLE POLITICHE FAMILIARI

1. La formazione di nuove figure professionali per la gestione delle politiche familiaridi Barbara Poggio

1.1. Introduzione

1.2. L'assetto istituzionale delle politiche familiari in Italia e il caso della Provincia Autonoma di Trento

1.3. Nuove figure professionali esperte per il settore delle politiche familiari: il Master in Gestione delle Politiche Familiari

1.4. Ricerche e progettazioni innovative nell'ambito delle politiche familiari

1.5. Conclusione

2. Family Audit come strumento per la conciliazione famiglia e lavoro, di Alexandra Ramirez

2.1. Il Family Audit come strumento di conciliazione famiglia e lavoro

2.2. Gli strumenti della ricerca e gli obiettivi

2.3. Il Family Audit. Alcuni elementi del processo di certificazione

2.4. I risultati della ricerca

2.5. Risultati parziali relativi ai singoli macroambiti del Piano delle attività

2.6. I risultati inerenti le variazioni dei Modelli di rilevazione dati

2.7. Conclusioni

2.8. Riferimenti bibliografici

2.9. Riferimenti sitografici

3. La valorizzazione del capitale umano nel welfare aziendale tra nuove tecnologie e servizi time saving di Mariachiara Franzoia

3.1. Premessa

3.2. Il “sistema conciliazione” oggi tra legislazione e sperimentazione

3.3. Prospettive di sviluppo per un nuovo welfare

3.4. Il caso Provincia autonoma di Trento

3.5. Conclusioni

3.6. Appendice

3.7. Bibliografia

4. Family Audit: analisi dei benefici economici per le imprese che adottano tale strumento di welfare aziendale nell'ambito delle politiche di conciliazione vita-lavoro, di Cristina Calzavara

4.1. Descrizione del progetto

4.2. Procedimento

4.3. Risultati

4.4. Conclusioni: problemi e soluzioni

4.5. Bibliografia

Gli Autori 

Introduzione

Caterina Cittadino

Presidenza del Consiglio dei Ministri. Capo Dipartimento per le Politiche della Famiglia

Il benessere delle famiglie con figli o con anziani a carico dipende in larga parte dalla possibilità di conciliare gli impegni lavorativi con quelli di cura. Non sono solo fattori economici, infatti, a condizionare il benessere familiare, ma è dimostrato che il fattore “tempo” è oggi la risorsa più rara e ambita dai genitori che lavorano, per gestire e organizzare le attività dei figli e della famiglia nel suo complesso.

Perché il tempo è così poco? Perché viene eroso da impegni lavorativi che si impongono come prioritari: il tempo libero è, cioè, unicamente quello che residua dopo il lavoro, e che può finalmente essere impiegato per accudire i figli, fare la spesa al genitore anziano o partecipare alla recita di fine anno dei bambini. Ma come fare se gli orari di questi impegni coincidono con la riunione in ufficio?

Questi esempi volutamente banali vogliono introdurre, in realtà, una nozione complessa e con ampie ricadute negative, che vanno anche oltre il benessere familiare e dell'individuo: si tratta del concetto di conciliazione famiglia-la­voro, o, come dicono gli americani, di “work-life balance”, espressione che rende plasticamente il concetto dell'equilibrio – spesso mancato – che noi tutti ricerchiamo, tra i diversi ruoli che giochiamo: quello di lavoratori, di geni­tori e di figli chiamati ad occuparci di genitori ormai non più autosufficienti.

La donna lavoratrice vive questo conflitto di ruoli ancor più degli uomi­ni, poiché le attività di cura sono ancora oggi in grandissima parte delegate a lei. Il suo posto di lavoro, ad esempio, è sempre potenzialmente minacciato dal carico di cura impostole dalla maternità, che si pone fatalmente come un ostacolo non solo alla carriera, ma financo alla sua mera permanenza nel mercato del lavoro.

La conciliazione, quindi, attraversa in modo trasversale temi importanti quali quello dell'occupazione femminile, della produttività del Paese, della natalità e della tenuta della spesa sociale.

La difficoltà a conciliare è un elemento strutturale delle nostre società mo­derne, che genera disfunzioni sia a livello del benessere familiare, sia a livello di benessere aziendale, sia al macro livello delle conseguenze sul prodotto interno lordo e sulla competitività del nostro Paese.

Ecco perché il mercato del lavoro, anche quello privato, è sempre più orientato a ripensare i propri modelli organizzativi in un'ottica propizia alla conciliazione; ecco perché l'Unione Europea la mette in Agenda come obiettivo tra i più urgenti; ecco, infine, perché il Dipartimento per le politiche della famiglia ha fortemente voluto diffondere a livello nazionale il modello virtuoso trentino del Family Audit.

In realtà, il Dipartimento per le politiche della famiglia si occupa di conciliazione famiglia-lavoro dal 2006, ovvero dalla sua data di nascita, ed in particolare ha gestito in questi anni la misura cardine dell'ordinamento italiano in materia di conciliazione, prevista all'articolo 9 della così detta “legge sui congedi parentali”, la legge simbolicamente approvata l'8 marzo 2000, n. 53.

Negli anni di sperimentazione della misura, il Dipartimento ha costituito e rappresenta tuttora un osservatorio privilegiato sul tema della conciliazione, che ha registrato il forte interesse da parte di cittadini ed aziende verso una misura come quella di cui all'art. 9, che introduce nei luoghi di lavoro stru­menti che aiutano a conciliare i due ruoli, o perché liberano tempo o perché forniscono servizi dedicati o ancora perché supportano i lavoratori autonomi che, in occasione di una maternità o un'adozione, hanno meno tutele del la­voratore dipendente.

Noi riteniamo che l'importanza dell'articolo 9 risieda soprattutto nel cam­biamento culturale che esso concorre a promuovere.

Con il Family Audit, il Dipartimento ha inteso avanzare ulteriormente nel campo della promozione di un vero e proprio cambiamento culturale, finalizzato a vedere riconosciuta la conciliazione come una virtù organizzativa premiante.

Da qui è nato il Protocollo firmato nel 2010 tra il Dipartimento e la Provincia Autonoma di Trento, portatrice dell'idea forte dell'auditing applicato nell'ambito delle politiche familiari.

Il Dipartimento ha, cioè, sposato l'idea trentina per trasferirla a livello nazionale e darle la più ampia visibilità. Questo si è tradotto nell'Accordo di collaborazione tra noi e l'Agenzia provinciale per la famiglia, della Provincia di Trento, in forza del quale l'8 marzo 2012 il Dipartimento ha pubblicato il primo Avviso pubblico per la sperimentazione su scala nazionale del Family Audit.

Il Fondo per le politiche della famiglia, infatti, è finalizzato, tra l'altro, al finanziamento di iniziative per la promozione della conciliazione tra i tempi di lavoro e i tempi di cura della famiglia. Agendo, quindi, nell'alveo delle nostre competenze, abbiamo supportato anche finanziariamente il processo di certificazione, consentendo alle organizzazioni selezionate di fruire di agevolazioni significative.

Siamo certi che il percorso fatto fin qui – di cui questo volume raccoglie le prime risultanze – sia una tappa importante delle politiche per la famiglia. Ed è nostro intendimento continuare a governare questo processo, indicando la strada maestra, e lasciando che siano le realtà produttive e il tessuto sociale a raccogliere la sfida, adattandola alle diverse situazioni locali e ai diversi bisogni del proprio contesto di riferimento.

Di questo percorso, fortemente condiviso con la Provincia Autonoma di Trento, siamo fieri e questo volume, riteniamo, ce ne dà atto.

Buona lettura.